La conferenza stampa

Città Civile: «Gemmato deve delle risposte ai terlizzesi dopo la sentenza sul caso Censum»

Il movimento politico, costituitosi parte civile nel processo che coinvolge la dirigente comunale Panzini, ha discusso presso la sua sede delle responsabilità politiche connesse al verdetto del caso giudiziario

Politica
Terlizzi venerdì 11 gennaio 2019
di Michele Colaleo
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città civile censum © città civile

Questo mercoledì il Tribunale di Trani ha emesso la sentenza di primo grado del processo Censum, in seguito alla quale Francesca Panzini (dirigente del I Settore del Comune di Terlizzi) e Vito Redavid (legale rappresentante dell’azienda di riscossione dei tributi) sono stati condannati per peculato rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e 5 anni di reclusione.

Sono invece venuti meno - secondo la formula “il fatto non sussiste” - i capi d’imputazione di abuso d’ufficio e tentata concussione, ipoteticamente messi in atto nell’ambito della distrazione dei fondi delle tasse locali. Contestualmente alla sentenza, il giudice ha ordinato la confisca in solido di circa 1,2 milioni di euro “costituenti il profitto del reato” ed il risarcimento dei danni cagionati a Città Civile e l’interdizione “in perpetuo” dai pubblici uffici.

Il dispositivo di sentenza è stato il punto di partenza della conferenza stampa indetta ieri sera dal movimento politico, che è stata aperta dalle parole del segretario Vito D’Amato.

“Non ci interessa l’iter processuale - ha esordito D’Amato -, siamo garantisti. Questa condanna non è certo una bella notizia per la città, ma è un fatto e tutta la cittadinanza va messa al corrente degli aspetti politici, finanziari ed amministrativi connessi al comportamento della dirigente e dell’Amministrazione in questi anni”.

È intervenuto anche l’avvocato Michele Di Pinto, che ha rappresentato gli interessi di Città Civile nel corso del procedimento penale. Il legale ha affermato che “la costituzione di parte civile deve essere considerata come una grande testimonianza di cittadinanza attiva, in quanto ha portato in dibattimento le istanze dei terlizzesi, presenti anche politicamente nella figura di Michele Cagnetta (consigliere comunale all’epoca dei fatti contestati). Grazie ad essa, siamo stati presenti nelle varie fasi dell’istruttoria ed abbiamo aderito alle tesi della pubblica accusa, che ha evidenziato la responsabilità personale della Panzini nella gestione poco professionale e non diligente della riscossione dei tributi. Questi non sono infatti finiti direttamente nelle casse comunali, ma sono stati girati su conti bancari diversi da quelli indicati dal Comune, ponendo in essere una condotta che manifesta delle falle nel funzionamento della pubblica amministrazione. Sia chiaro: la sentenza non dimostra l’appropriazione indebita a titolo personale di tali proventi, ma fa emergere la necessità di rivedere l’intero sistema organizzativo messo in piedi dall’amministrazione in questi anni.”

Riprendendo la parola, Vito D’Amato ha poi brevemente ricostruito l’intera vicenda, a partire dalle misure di custodia cautelare - sospese dopo pochi mesi - e dalle indagini, durante le quali la Panzini “non solo è tornata al suo posto, ma ha ottenuto anche l’incarico di dirigente della polizia municipale. Città Civile, di fronte a tutto ciò, ha chiesto con una petizione firmata da molte centinaia di cittadini che fosse almeno avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti da parte di Gemmato, così da evidenziare una presa di distanza dell’Amministrazione. Il partito del sindaco rispose invece definendoci come un 'gruppuscolo senza alcuna legittimazione' che stava praticando un atto di sciacallaggio politico.

Ebbene, la sentenza di primo grado sembra invece darci ragione. Essa infatti stabilisce anche - in applicazione della legge Severino - l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, sancendo così un definitivo allontanamento dalla pubblica amministrazione della Panzini.

Ci chiediamo cosa abbia da dire Gemmato ai terlizzesi, visto che ha partecipato a numerose udienze e che oggi ha fatto una dichiarazione in cui si limita ad attaccare Fratoianni (autore di due interrogazioni parlamentari sul caso Censum). Fin quando si interpreta la politica come tutela degli interessi di parte, il bene della collettività non sarà mai perseguito”.

Nel corso della conferenza è intervenuto anche Pasquale Vitagliano, consigliere comunale durante la consiliatura Di Tria. “Sono soddisfatto della sentenza - ha affermato l’ex candidato sindaco - perché essa dimostra che non siamo degli “sciacalli” e che ci sono tante persone che trasversalmente si sono opposte a questa mala gestio della cosa pubblica. Penso ad una parte dell’Amministrazione Di Tria, che quando è emersa la presenza di un interesse di parte superiore a quello comune ha pagato il prezzo personalmente o a Michele Berardi, che è stato pervicace nel cercare di capire come sono andate le cose.

L’insegnamento che possiamo trarre da questa vicenda ha a che fare con il concetto di responsabilità. Se pensiamo che siano Gemmato o la Panzini i diretti responsabili e che sia sufficiente far cadere il sindaco con una coalizione alternativa, commettiamo un grave errore politico. Gemmato ha vinto le elezioni nel 2012 grazie ad un “patto di responsabilità civica” messo in piedi e sostenuto da un gruppo politico interessato a far valere degli interessi particolari ed a perpetuarsi a prescindere dalle appartenenze del momento.

Io credo che sia arrivato il momento che Gemmato dica da che parte sta - ha concluso Vitagliano. Ho combattuto Di Tria a suo tempo, ma quando stava decidendo di dire no alla Panzini ho appoggiato la sua scelta. È proprio dalla responsabilità delle singole scelte che bisogna ripartire, perché ciò che conta non è avere colori diversi, ma fare cose diverse. Scopro invece da Mimmo Paparella - che ha portato la sua testimonianza di assessore alla cultura della giunta Di Tria - che al momento non è possibile rendere applicativa l’interdizione ai pubblici uffici della Panzini perché il segretario comunale è in ferie. È arrivato il momento che ognuno si assuma chiaramente le proprie responsabilità e che si diano risposte definitive ai terlizzesi”.

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