Piano di riordino ospedaliero

Ospedale Sarcone, chirurgia a rischio chiusura. «Smantellamento scriteriato»

Il consigliere regionale di Forza Italia Damascelli commenta il trasferimento dei pazienti e del personale sanitario voluto dall'assessore alla sanità Emiliano

Politica
Terlizzi giovedì 13 settembre 2018
di La Redazione
Ospedale Sarcone
Ospedale Sarcone © n. c.

«Continua l’operazione di smantellamento della sanità pugliese con l’ospedale “Sarcone” di Terlizzi, mascherata da riconversione. Ultima vittima del piano-bulldog del governatore-assessore alla Sanità Emiliano, il reparto di Chirurgia, praticamente azzerato con il trasferimento di pazienti e personale sanitario nell’unità di Medicina. Sulla carta un accorpamento, di fatto la chiusura di un intero piano, per il cui blocco operatorio erano stati spesi ben 2 milioni e 400mila euro meno di dieci anni fa».

A denunciarlo è il consigliere regionale di Forza Italia Domenico Damascelli, da sempre critico verso "un piano di riordino ospedaliero lacrime e sangue, che sta distruggendo completamente la sanità senza peraltro produrre gli annunciati risparmi in termini economici”.

«Un incredibile sperpero di denaro pubblico, la chiusura di sale operatorie riqualificate con un investimento importante.L’aspetto ancor più grave è la chiusura della chirurgia senza la contestuale attivazione dell’ospedale unico di primo livello del nord barese, dove si dovrebbero effettuare gli interventi finora eseguiti negli ospedali che il Governo regionale sostiene di riconvertire, ma che in realtà chiude. Dove saranno operati i pazienti in lista d’attesa? Stando alle promesse del presidente – continua Damascelli – i reparti di chirurgia sarebbero stati riconvertiti, ma solo dopo l’apertura dell’ospedale di primo livello del nord barese che avrebbe dovuto garantire un’assistenza chirurgica adeguata ad un bacino d’utenza popoloso ed esteso. Nulla di tutto questo, invece: qui si chiude e si dismette, mentre del famoso ospedale del nord barese non è stata ancora individuata neppure la sede».

«Il dato di fatto – conclude il consigliere Fi – è che sul territorio c’è una sala operatoria in meno. La Carta di Ruvo firmata da Emiliano ad ottobre 2016 in presenza di cittadini, operatori sanitari e amministratori comunali, con l’impegno di realizzare in tempi brevi l’ospedale unico di primo livello del nord barese, resterà carta straccia?».

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