La nota

Centrale a biomasse, De Chirico e Grassi: «Il progetto proposto non rispetta i criteri fondamentali»

Prioritari per la realizzazione dell'impianto, secondo il gruppo consiliare del Pd, il rispetto dell'ambiente e dei lavoratori, ma anche dei parametri di sostenibilità economica

Politica
Terlizzi domenica 02 maggio 2021
di La Redazione
Centrale a biomasse, Sorgenia: «L'impianto non utilizzerà rifiuti di origine domestica»
Centrale a biomasse, Sorgenia: «L'impianto non utilizzerà rifiuti di origine domestica» © comune di terlizzi

“La realizzazione di un impianto di gestione dei rifiuti, che trasformi un problema in una risorsa, è una soluzione certamente auspicabile ed in linea con l’auspicio di promuovere una vera e concreta economia circolare. Quando poi l’impianto è progettato per essere al servizio di una particolare categoria di imprese, come quella agricola, da sempre vessata dai costi di gestione dei propri scarti, non si può che guardare con grande attenzione e favore”.

Lo afferma il gruppo consiliare terlizzese del Partito Democratico, in testa Michele Grassi e Michelangelo De Chirico, che "dopo le innumerevoli sollecitazioni in aula virtuale del Comune di Terlizzi, i contributi offerti sui social al fine di sensibilizzare la cittadinanza ed il coinvolgimento dei dirigenti provinciali e regionali del Pd nonché degli amministratori della Regione Puglia", interviene nuovamente con alcuni spunti di riflessione sulla centrale a biomasse che Sorgenia Biopower vorrebbe realizzare in territorio terlizzese. Grassi e De Chirico pongono, in primis, alcune condizioni imprescindibili per l'impianto, che “deve essere sicuro, dal punto di vista ambientale e della sicurezza dei lavoratori” e “garantire il conferimento degli scarti di produzione alla filiera agricola e agro-industriale senza costi”. Inoltre “la fase di gestione dell’approvvigionamento degli scarti di produzione e della successiva valorizzazione non deve creare rischi all’ambiente ed alla salute del territorio circostante e dei suoi abitanti”. È bene, ancora, che “siano certi i quantitativi e le composizioni degli scarti della valorizzazione e il loro successivo conferimento sia individuato con estrema veridicità” e che “sia noto, fin d’ora, il piano di dismissione dell’impianto e della restituzione dell’area alla fine della durata di vita utile”.

La proposta depositata da Sorgenia in Regione il 3 giugno 2020, dichiarano i due consiglieri di opposizione, “non sembra soddisfare appieno i requisiti di certezza e di garanzia e pertanto non consentono una seppur positiva valutazione della proposta. È da evidenziare come sia immediatamente da non condividere l’idea di trasportare a mezzo di autocisterne il biogas prodotto, in quanto ciò sarebbe un aggravio di inquinamento da traffico veicolare pesante, sicuramente non accettabile per un territorio a vocazione agricola”.

Peraltro, sottolinea la nota, “gli enti partecipanti direttamente alla Conferenza di Servizi sono stati esclusivamente 2 (su 38 invitati), nonostante la Regione Puglia avesse garantito la partecipazione da remoto, alla luce del periodo di pandemia. Al consesso si sarebbero potuti invitare anche ulteriori enti, quali ad esempio: l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, l’Ager Puglia, il Comune di Ruvo di Puglia, le associazioni ambientaliste, i Comuni della Città Metropolitana di Bari maggiormente interessati da progetti di impianti analoghi. Evidentemente è mancata la fase di pubblicizzazione della iniziativa e quindi della trasparenza, sicuramente entrambe necessarie al fine di coinvolgere gli attori del territorio. Il Comune di Terlizzi non ha affatto coinvolto (per la verità neanche informato) il Consiglio Comunale in ordine al progetto di costruzione dell’impianto a biomasse”.

Per quanto riguarda l'impatto sui modelli organizzativi delle imprese agricole, incalzano ancora i due consiglieri, “non comprendiamo quali e quante garanzie offre il progetto della Sorgenia BioPower srl in ordine ai rapporti economici con gli imprenditori agricoli, in tema di conferimento degli scarti agricoli e della gestione degli stessi (attrezzature, costi amministrativi, etc); alla filiera corta per l’approvvigionamento degli scarti agricoli degli imprenditori agricoli; agli incentivi, anche sul biogas, agli imprenditori agricoli (che aderiscono alla progetto); alla modalità di adesione degli imprenditori agricoli al modello di gestione di filiera corta, nonché alla durata dei reciproci impegni. Ma gli aspetti che più ci preoccupano sono quelli ambientali. L’Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa), ha rilasciato, in Conferenza di Servizi, un documento scritto” in cui afferma che “dalla documentazione presentata non si evincono informazioni utili a stabilire la sussistenza di una filiera corta. In particolare la Società non fornisce alcuna informazione sugli eventuali fornitori dei sottoprodotti. Già questa censura sarebbe sufficiente per porsi diversi dubbi sulla opportunità di procedere con l’esame del progetto, ma il parere elenca una lunga serie di motivazioni che inducono l’Arpa ad emettere parere negativo. Incredibilmente, per chi deve valutare l’impatto ambientale dell’opera proposta, l’Arpa sottolinea che per l’inserimento ambientale dell’impianto produttivo sono stati presentati dei rendering progettuali privi comunque di simulazioni dell’inserimento panoramico dell’impianto nel contesto rurale, riprese dai principali punti di osservazione. Peraltro non compare, nella documentazione, alcuna informazione sulle modalità di gestione del rifiuto dopo la digestione anaerobica, né sulla sua qualificazione", aggiungono De Chirico e Grassi, che concludono: "ci sia consentito esprimere - tra l’altro - forti perplessità, per non parlare di contrarietà, sulla localizzazione su cui sorgerebbe l’impianto a biomasse, in funzione delle realtà storiche e culturali che ivi insistono. Infatti, il sito individuato dal proponente è prossimo alla via Francigena, per il tramite della strada Appia Traiana, interessata da numerosi progetti di valorizzazione turistico-culturale della stessa Regione Puglia ed è inserito nel Piano Comunale dei Tratturi del Comune di Terlizzi, ovvero è allocato in una zona di salvaguardia dell’interesse archeologico, oltre che essere tipizzato come zona E2 nel documento di pianificazione urbanistica del Comune".

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