Venerdì dalle ore 20.00

Alla San Gioacchino un’esibizione per “liberare” le parole di De André

A vent’anni dalla morte del cantautore e poeta genovese, i suoi testi tornano ad interrogare le nostre esistenze grazie ad un’insolita e spiazzante performance di declamazione multietnica

Cultura
Terlizzi martedì 08 gennaio 2019
di Michele Colaleo
Fabrizio De Andrè
Fabrizio De Andrè © n.c.

“Lui non cantava, modulava su note precise dando sempre l’impressione di parlare. Erano melodie ma non c’era mai impostazione, non c’era mai l’appoggio sulla nota perché la nota lo richiedeva, era la parola a richiedere semmai l’appoggio”.

Così Gian Piero Reverberi, che ha arrangiato buona parte delle opere di De André, si è espresso sulla assoluta centralità dei testi nell’intera produzione dell’artista ligure.

Le parole di Faber sono sempre state molto più che una semplice parte del suo “mestiere” di cantautore: grazie ad esse, le storie di vita di tanti poveri, emarginati, disadattati e spostati nella realtà piccolo-borghese italiana sono arrivate alle orecchie del grande pubblico nazional-popolare, fino a divenire parte integrante del patrimonio musicale comune.

Racconto, riflessione politica, critica sociale, religione e filosofia sono solo alcuni dei tasti che De André ha saputo provocatoriamente toccare con la sua musica, dimostrando ogni volta di saper immaginare un mondo nel quale poter vivere senza costrizioni autoritarie, in una pacifica ed anarchica convivenza di identità, culture e dialetti differenti.

L’immensa eredità del pensiero e della musica di Faber ci ha però colto impreparati, tanto che le innumerevoli riproposizioni dei suoi capolavori hanno impoverito la ricchezza dei contenuti, offrendo spesso agli ascoltatori monotone e ripetitive versioni, riarrangiate solo per celebrarlo.

“Cose che accadono al di sopra delle parole” - questo il titolo dell’evento in programma l’11 gennaio alla San Gioacchino - è un coraggioso tentativo di far riecheggiare realmente nelle nostre esistenze la pluralità di vissuti fatti di carne e sangue che costituiscono tanta parte della produzione di De André.

Si tratta di disporsi ad una nuova capacità di ascolto e di pensiero, senza il condizionamento dato dalla prevalenza di voci e melodie impostate, che pretendono inutilmente di restituirci la sua espressività.

Cambiare forma e modalità di proposizione di un messaggio può spesso contribuire a dare ad esso nuova vita ed a rafforzarlo, spogliandolo da tutte le incrostazioni legate alla sua fruizione abitudinaria.

Voci di uomini e donne straniere in luogo dell'inconfondibile timbro di Faber, suoni puri immersi in un’atmosfera di silenzio ed immagini proiettate per ricostruire il nesso tra le parole sostanzieranno questo interessante esperimento, finalizzato a risvegliare il senso di contemplazione e simpatia naturalmente provocato dai testi del poeta genovese.

La performance sarà nel suo complesso un distillato di multietnicità, in cui individui da tutto il mondo saranno alle prese con alcuni dei pezzi più celebri di De André. Jean Marie (Camerun) si esibirà con “Il testamento di Tito”, Fatna e Roberta (Marocco e Italia) con “Anime salve”, Sarah (Nigeria) con “Amore che vieni, amore che vai”, Alicia (Romania) con “Khorakhané”. Reza e Nohid (Iran) reinterpreteranno “La ballata dell’amore cieco”, Kpekpejean e Maria (Costa d’Avorio e Italia) proporranno “La guerra di Piero”, Samira e Khadija (Marocco) declameranno “Il pescatore”, Adam e Dalila (Marocco e Italia) si esibiranno con “Fiume Sand Creek”.

“Smisurata preghiera”, vero e proprio testamento spirituale di De André, vedrà poi la partecipazione simultanea di tutte le voci.

La particolare iniziativa, che avrà luogo venerdì presso la parrocchia San Gioacchino a partire dalle 20.00, è nata da un’idea di Alberto Altamura, coadiuvato da Donatella Azzolini, Giulio De Leo, Carmela Bellisario, Rosanna De Gennaro, Michele Rubini, Michele Santeramo, Michele Stragapede, Michelangelo Volpe. Le atmosfere sonore saranno curate dall’artista Rosanna D'Abramo.

La ricerca iconografica è di Maria Pansini con la collaborazione dei fotografi Guido Harari, Paolo Pellegrin, Stefano De Luigi, Giancarlo Ceraudo, Francesco Faraci e Francesca De Chirico.

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