Omphalos: tra Sud d’Italia, Mediterraneo e Sud del mondo

un gruppo musicale che basa la sua filosofia musicale sull’armonica fusione delle diverse sonorità delle tradizioni musicali dei tanti Sud del mondo.

Cultura
Terlizzi sabato 07 luglio 2007
di Nicolò Marino Ceci
© n.c.

Quello degli “Omphalos” è un gruppo musicale di recente formazione che basa il suo repertorio e la sua filosofia musicale sull’armonica fusione delle diverse sonorità delle tradizioni musicali dei tanti Sud del mondo. Un gruppo che ama “rinnovare senza stravolgere”, non riproducendo semplicemente musiche e canzoni.
Un’intervista per conoscere questo gruppo e per presentarlo ai lettori di Terlizzilive.

Quando siete nati?
Nel 2005.

Di quanti membri è composto il gruppo “Omphalos”?
Siamo cinque: Michele Lusito, percussioni; Benedetta Lusito, voce, danza; Giuseppe Volpe, voce, fisarmonica; Fedele De Palma, chitarra classica, mandola, mandolino; Gianni Gelao, flauti, cornamusa, violino, buozouki irlandese, zampogna, ciaramella.

Come è nato questo gruppo?
Tutto è partito da Betti e Michele, che hanno voluto condividere un progetto con gli altri futuri membri del gruppo. Quindi è nato il “Mediterranea Ensemble” – progetto Omphalos, che poi si è evoluto nel gruppo vero e proprio “Omphalos”.

Che significa “omphalos”?
Deriva dal greco e significa propriamente ‘centro’, ‘ombellico’, appunto centro di diverse culture e sonorità. Nell’antica Grecia la città di Delfi era considerata l’omphalos per antonomasia in quanto era l’unica città in assoluto che ospitava artisti da tutto il Mediterraneo. Anche Sovereto è stato definito un omphalos: abbiamo così voluto riferirci anche ad esso.

Quindi qual è il vostro genere?
Abbiamo cominciato suonando musica popolare ma successivamente abbiamo cambiato, suonando “etno world music”.

Cioè?
Si tratta di un nuovo genere musicale che nasce come genere di musica etnica ma che risente di numerose contaminazioni di altri e diversi generi musicali. Vuol dire ‘musica dal mondo’.

Quindi?
Il nostro repertorio musicale è molto vario; si parte sempre dalla tradizione popolare che viene poi conciliata con le tradizioni popolari di tutti i Sud del mondo. Il progetto che abbiamo in mente è evidenziare le assonanze della musica del Sud italico con quella degli altri Sud, partendo da Puglia e Campania, per giungere all’intero bacino del Mediterraneo, con influenze Nord Africane ma anche Nord europee: tutto sfocia così in una commistione strumentale tra strumenti musicali che apparentemente non hanno niente in comune.

Qual è allora la filosofia musicale che perseguite?
Partiamo dalla tradizione per innovare, ma senza stravolgere.

Dove suonate principalmente?
La Puglia e la Basilicata sono l’epicentro della nostra attività, ma abbiamo suonato un po’ in tutta l’Italia.

C’è differenza nella risposta del pubblico tra Sud e Nord in Italia a questo tipo di musica?
Crediamo che la predisposizione per questa musica sia innata, per via dei suoi ritmi, ma comunque al Sud si sente molto più l’entusiasmo della piazza rispetto al Nord.

Come mai?
Al Nord questo è un genere che è di moda da poco, mentre al Sud la musica popolare va di moda già da alcuni decenni.

Prediligete molto le collaborazioni con gruppi musicali e compagnie teatrali, vero?
Si, siamo un gruppo molto poliedrico ed eclettico; abbiamo collaborato sia con gruppi musicali, come i Taranta Power, Enrico Capuano, Rione Junno, che con compagnie teatrali, come Potlach (di rinomanza internazionale) e come il Teatro Abeliano, con lo spettacolo “col Sud a tracolla”.

Come sta andando lo spettacolo “col Sud a tracolla”?
Benissimo: stiamo riscuotendo molto successo sia da parte del pubblico, che della critica. A questo progetto partecipano solo alcuni elementi del gruppo “Omphalos” e si è riusciti a fondere armonicamente poesia e musica in un ensemble inscindibile che parte proprio dalla Puglia.

“Col Sud a tracolla” è anche un modo per rivalutare le tradizioni musicali pugliesi?
Indubbiamente: tradizioni musicali pugliesi in cui, seguendo la nostra filosofia di commistione di sonorità diverse, abbiamo per esempio inserito anche strumenti impensabili come le congas, ma senza alterare nulla.

Siete in tournee?
Si.

Ci sono tappe ‘speciali’?
Forse presenteremo questo spettacolo anche in America in Agosto, precisamente a Chicago, dove storicamente è emigrato il primo ceppo di italiani nelle americhe.

Ci sono progetti in cantiere?
Ora innanzitutto stiamo registrando il nostro primo album, che uscirà entro fine anno. Poi da poco tempo ci siamo costituiti come Associazione Culturale, strumento che, da una parte ci consente di essere un laboratorio di cultura musicale a 360°, ma dall’altra ci permette anche di poter partecipare anche a bandi e a concorsi. E’ un passo importante.

Com’è la realtà musicale terlizzese?
Terlizzi è una realtà molto dinamica musicalmente parlando, a differenza di molto altri paesi come la stessa Ruvo, con generi musicali molto diversi tra loro (rock, punk, popolare..). Tuttavia ci sono limiti oggettivi a questo fervore che forse non può esprimersi al meglio dato che a Terlizzi manca tutt’ora una struttura pubblica che possa accogliere degnamente le band musicali. Crediamo quindi molto nel progetto “MAT”.

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