D’Antoni:”La Puglia deve puntare su energie rinnovabili, agroalimentare e manifatturiero”

Intervista a margine del convegno sul Mezzogiorno organizzato dal Partito Democratico

Politica
Terlizzi martedì 23 marzo 2010
di Nicolò Marino Ceci
© Michelangelo Vino

Nei giorni scorsi all’interno della Sala Eventi in via Aminale si è tenuto il convegno “La Puglia In Italia e nel Mezzogiorno”, organizzato dal Partito Democratico in collaborazione con “il Cantiere di Michele Monno”.

Relatori dell’incontro sono stati Michele Monno – candidato per il PD al Consiglio Regionale, l’On. Gero Grassi e l’On. Sergio D’Antoni.

In quest’intervista l’On. D’Antoni sulla Puglia e sul Mezzogiorno italiano, sempre più fuori dall’agenda politica del Governo Berlusconi.

Cosa sta facendo il Governo per la Puglia e per il Mezzogiorno?
Sta facendo una politica antimeridionale che consiste nell’usare le risorse del Mezzogiorno per coprire tutte le spese che il Governo sta affrontando – sia si tratti di “spese nobili” come pagare gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione o la ricostruzione dell’Abruzzo; sia quelle “ignobili” come pagare le multe delle quote latte degli agricoltori del Nord, finanziare i battelli del Lago di Como, abolire l’Ici sulla prima casa per le case di lusso del centro Nord, costruire le carceri - pari a 30 miliari di euro.

E per le imprese?
Il Governo ha smantellato le zone urbane franche e il credito d’imposta per gli investimenti – strumenti per agevolare le imprese che il centrosinistra aveva istituito. A fronte di tutto questo non c’è ancora un piano per le infrastrutture, per gli investimenti privati; non c’è una proposta per i nostri giovani. Il Sud che era stato determinante per l’elezione di Silvio Berlusconi viene oggi ripagato con una politica sostanzialmente antimeridionale.

La Questione Meridionale continua dunque ad acuirsi?
Assolutamente si: in questo periodo di crisi le distanze sono aumentate. Questa crisi - a differenza di tutte le precedenti - colpisce in maniera forte le fasce più deboli, quindi bisogna seguire una politica di sostegno per le fasce più povere - esattamente opposta a quella del Governo.

Quanti giovani stanno emigrando dal Meridione al Nord?
Negli ultimi anni il fenomeno sta riguardando 100 – 120 mila persone l’anno. Spesso andando a lavorare al Nord questi giovani guadagnano 1000 euro al mese, dovendo pagarne 700 di affitto: quindi sono le famiglie a mandare la differenza ai propri figli per mantenerli. Siamo al paradosso perché se una volta erano i figli a mandare i soldi a casa, oggi è il contrario: è aberrante. Sono i deboli che stanno finanziando i forti del paese.

Che ruolo giocano in tutto questo i tagli all’Istruzione e alla Ricerca?
È un pezzo di questa politica: viene chiamato “taglio lineare”, applicato in zone dove non dovresti tagliare: in Puglia, Sicilia, Campania. Al Sud per ogni scuola che si chiude, c’è un carcere che si apre: se i ragazzi non possono studiare a scuola, sono nuove reclute per le organizzazioni malavitose.

Cosa manca al Sud?
Una politica nazionale che riparta dalle zone deboli: un piano di infrastrutture molto chiaro, che riguardi ferrovie, porti, aeroporti; un programma di investimenti - che favorisca investimenti privati in settori come quello delle energie rinnovabili; un programma specifico per far rimanere 100 mila giovani al Sud, dando bonus alle imprese che li assumano a tempo indeterminato.

Su cosa deve puntare la Puglia?
Energie rinnovabili, turismo, settore manifatturiero, agroalimentare.

Cosa pensa dell’arresto di Sandro Frisullo?
Non si capisce perché sia avvenuto a 10 giorni dalle elezioni. Noi abbiamo sempre fiducia in ciò che i magistrati fanno ma la tempistica fa riflettere: l’inchiesta è iniziata nel giugno scorso; non si capisce bene che fretta ci fosse.

La photogallery è a cura di Michelangelo Vino

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