Il caso

Umberto I, i papà non possono assistere ancora al parto: «Misura per garantire la salute pubblica»

L'ospedale di Corato è punto nascita di riferimento anche per i terlizzesi. La protesta di molte future mamme corre sul web

Attualità
Terlizzi martedì 15 settembre 2020
di La Redazione
culle pediatriche
culle pediatriche © n. c.

Partorire in tempi di coronavirus non è per nulla semplice, anche se siamo da tempo fuori dal lockdown.

Il triage, i tamponi per le sole pazienti sintomatiche e l'off limit imposto a parenti e amici sono ormai prassi consolidata all'Umberto I di Corato, centro nascite di riferimento per i terlizzesi, così come l'impossibilità per i compagni delle future mamme di assistere al parto, sancita dalle direttive imposte da molti dirigenti medici delle unità di ostetricia del nostro territorio.

Al momento i neopapà possono ammirare i loro neonati soltanto attraverso il vetro, senza poter entrare in sala parto. Nessun contatto possibile con la compagna durante il parto. La direttiva non è stata affatto gradita a molte madri, che hanno protestato facendo riferimento a una circolare inviata ai direttori di Asl e ospedali dalla Regione Puglia, la quale non vieterebbe esplicitamente la presenza dei compagni in sala parto. «Facendo seguito alle numerose segnalazioni pervenute circa l’impossibilità ad assistere al parto da parte del papà - recita la circolare - si rappresenta che non è mai intervenuta alcuna disposizione normativa regionale che impedisse tale possibilità. Pertanto si chiede di garantire la presenza dei papà al momento del parto, nonché della possibilità dell’esercizio di questo diritto nel rispetto della privacy e delle misure di prevenzione così come stabilito dallo scrivente Dipartimento».

La protesta di molte future mamme del Barese corre sul web, in particolare su "Rinascere al naturale", una pagina facebook che sta raccogliendo le testimonianze di molte donne circa il reiterato ostracismo posto dai dirigenti medici di molte unità di ostetricia locali.

«È proprio nel rispetto delle misure di prevenzione che abbiamo scelto di non far assistere i papà al parto - replica da parte sua Lucio Nichilo, dirigente del reparto di ostetricia e ginecologia dell'Umberto I - perché, la presenza di un’altra persona oltre la partoriente e lo staff medico, non permette di garantire la dovuta sicurezza nel nostro ospedale».

«Oggi - spiega Nichilo - rispetto al periodo del lockdown dobbiamo fare obbligatoriamente il tampone a tutte le mamme e non solo a quelle che presentano sintomi. Il tampone, per essere valido, deve essere effettuato 48 ore prima dell’intervento e il risultato è disponibile minimo sei ore dopo, se non la mattina seguente.

Nell’attesa del responso del tampone le gestanti vengono trasferite nelle stanze grigie, sale parto allestite appositamente per casi Covid. Capite bene che non è possibile prevedere la data esatta del parto, quindi la gestione della paziente non è per nulla semplice. Dover seguire un protocollo così rigido anche per il padre sarebbe impossibile.

Dispiace non poter garantire ai papà di poter stare vicini a compagne e figli - conclude il dottor Nichilo - ma la nostra priorità rimane la salute pubblica».

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