Il caso

«Attenti, ci sono delle zingare fuori dalla scuola "Pappagallo"». Ma erano due donne molfettesi

Tra i genitori della Don Pietro Pappagallo ieri si è diffuso un messaggio che segnalava la presenza sospetta, nei pressi dell'istituto scolastico di Viale Roma, di due donne di etnia rom. Era però un "fake"

Attualità
Terlizzi giovedì 03 ottobre 2019
di La Redazione
pappagallo
pappagallo © n. c.

In quest'epoca funestata da un utilizzo spesso rovinoso delle tecnologie social (pratica che incoraggia a largo raggio ogni sorta di opportunistica speculazione politico-ideologica) può capitare che due donne che si aggirano davanti a una scuola con fare sospetto e aspetto non proprio rassicurante siano considerate immediatamente, coram populo, "zingare".

La correlazione automatica, vecchia come il mondo in effetti, tra donna poco di buono, "donnaccia", e zingara ("zingaraccia", ha sintetizzato del resto solo pochi mesi fa, con parole alate, il nostro ex ministro dell'interno) si è ripetuta, puntuale come una piaga biblica, anche ieri mattina nella nostra città, quando tra i genitori della Don Pietro Pappagallo ha cominciato a propagarsi un messaggio che segnalava la presenza sospetta, nei pressi dell'istituto scolastico di Viale Roma, di due signore di etnia rom in apparente attesa di qualche opportunità criminale.

Il tam tam ha generato naturalmente l'allarme della reattivissima comunità whatsappiana, ma la bolla di sapone è scoppiata subito, quando una pattuglia della polizia municipale ha deciso di vederci chiaro, fermando le due attenzionate, che stazionavano proprio davanti alla scuola in sella ad un motorino con un'aria effettivamente poco convincente (anche se - perdonateci l'ardire - assai suggestiva, immaginiamo, in termini cinematografici). Ebbene, gli agenti le hanno prontamente identificate, appurando che non erano assolutamente rom, né gitane, sinti o circasse, ma molfettesi. Già, molfettesi. E avevano anche i documenti in regola, tutti, compreso quelli del motoveicolo. Ciò non ha evitato loro, tuttavia, di essere allontanate e invitate a tornare senza indugio nel comune d'origine, dato che non è stato possibile verificarne le reale intenzioni.

La vicenda è - al netto del comprensibile interesse delle famiglie per la sicurezza dei pargoli - assai bislacca, come si vede, eppure non così insignificante dal punto di vista della morale, dato che fa emergere un cliché esistente e circolante, ancora, nel senso comune di molti sprovveduti, come l'equazione zingara = donna disposta a ogni sorta di magheggio. E se nel pomeriggio molti genitori, bontà loro, hanno voluto precisare sui social - dove nel frattempo è montata la polemica - che, dopo il primo messaggio a sfondo razzista, ha iniziato a circolarne un altro, correttivo, che sottolineava la nazionalità italiana delle indiziate, il movimento politico La Corrente ha stigmatizzato comunque la pericolosa associazione operata: "Le due signore, pur non ancora identificate erano sin dalle prime ore della mattina, straniere, zingare...ed evitiamo gli aggettivi annessi e connessi. Immaginatevi messaggi inoltrati in gruppi di non meno di 20 componenti, di classe in classe, di scuola in scuola. Quale è il messaggio che passa? Attenti agli zingari, agli stranieri...".

"Bene, non erano straniere, ma italiane come noi. Italiani come quelli che abbandonano i rifiuti per strada, come quelli che tra noi, nel nostro paese devastano impuniti spazi pubblici - ha commentato La Corrente -. Per cui un invito, per onore della verità, ora tornando a casa, pur riaffermando che bisogna tenere gli occhi aperti, raccontiamo ai nostri figli ed alle nostre figlie che erano italiane e che dobbiamo prestare attenzione alle parole perché sono importanti. Non facciamoci travolgere da fobie ed espressioni che appartengono a una minoranza di minorati e che alimentano razzismo e xenofobia".

Né dobbiamo abbatterci, aggiungiamo noi, perché non tutto il male viene per nuocere. Grazie a questo errore di superficialità, forse qualcuno ha imparato la lezione e compreso che virale, molto spesso, non è tanto la velocità con cui un messaggio può diffondersi, quanto la sua inesorabile stupidità.

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I commenti degli utenti
  • gioacchino tricarico ha scritto il 03 ottobre 2019 alle 11:06 :

    sicuramente un eccesso di allarmismo, con dei risvolti ridicoli, ma io non mi stancherei di ripetere ai nostri ragazzi di stare comunque attenti, a sconosciuti e conosciuti di qualsiasi città, etnia, colore, fede e orientamento politico. non fidatevi di nessuno. e meno che mai di chi vi dice che vi potete fidare! Rispondi a gioacchino tricarico