La storia

Teresa e il volontariato in Albania: «Bisogna mettersi in gioco»

​Il racconto della settimana trascorsa coi bambini della scuola fondata dalle Suore oblate a Katundiri. «La difficoltà maggiore è stata la lingua, ma coi più piccoli bastava uno sguardo e ci si capiva»​

Attualità
Terlizzi giovedì 08 agosto 2019
di Elena Albanese
Teresa e il volontariato in Albania
Teresa e il volontariato in Albania © Teresa Pellegrini

Teresa Pellegrini compirà 17 anni a dicembre e studia al Liceo di Scienze Umane. Dal 10 al 16 luglio scorsi, anziché andare in vacanza come la maggior parte dei suoi coetanei, insieme ad altri 17 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 20 anni è stata protagonista di un’esperienza di volontariato di una settimana a Katundiri, in Albania.

Il progetto è partito lo scorso marzo grazie alla collaborazione tra la Diocesi di Molfetta e le Suore oblate della Diocesi di Tirana-Durazzo. Quattro ore settimanali di attività con i minori e ogni mercoledì la formazione a Terlizzi: incontri con psicologhe e con esperti del settore. Non proprio una passeggiata, insomma, che però Teresa racconta con estrema serenità e un bel sorriso sempre stampato sul volto fresco e pulito da adolescente.

«Sapevamo di doverci occupare di bambini dagli 8 anni in su – spiega -, poi ci siamo ritrovati con 30 bambini perché si sono aggiunti anche i più piccoli. Io, personalmente, sono stata proprio con loro e mi sono trovata molto bene. La difficoltà maggiore è stata la lingua, ma con i più piccoli bastava un sorriso, uno sguardo…e subito ci si capiva». I bambini di cui Teresa e gli altri si sono presi cura frequentano la scuola fondata proprio dalle Suore di don Grittani nella città albanese.

Alloggio nel convento, sveglia alle 7, colazione alle 7.30 e alle 8 già operativi. «Eravamo divisi in quattro squadre – verde, bianca, gialla e arancione – e ogni giornata aveva un tema diverso. Si è partiti dall’accoglienza, con attività di benvenuto e conoscenza. Io ho preparato un cartellone con l’immagine del mondo, su cui ogni bambino ha attaccato degli omini in cerchio, sempre realizzati da noi, scrivendo poi le caratteristiche che attribuiva agli altri compagni».

I princìpi cardine che hanno caratterizzato tutto il percorso sono stati la pace, la convivialità e la legalità. «Al giorno d’oggi c’è ancora qualcuno che semina odio e rabbia. Ecco perché noi abbiamo voluto portare in Albania pace e amore».

Dopo “il lavoro” e il pranzo («abbiamo mangiato piatti italiani, perché cucinava una signora partita con noi!»), i pomeriggi erano dedicati ai turni in cucina («tipo un campo-scuola!») e all’organizzazione delle attività del giorno successivo; la sera alla formazione.

Volontariato e impegno, dunque. Ma non solo. «Il sabato abbiamo fatto un’escursione: siamo andati a Tirana. Poi abbiamo visitato anche Scutari. In generale, mi è sembrata una nazione piuttosto tranquilla», dice Teresa. Ma ciò che ricorderà con più emozione sono sicuramente «i sorrisi, gli abbracci…perché i bambini si sono subito affezionati a noi. L’ultimo giorno, per esempio, ci siamo messi tutti a piangere perché è stata davvero un’esperienza degna di nota». A settembre riprenderà la sua attività di volontariato nella sede ruvese della Caritas, «dove mi sono trovata bene sin dall’inizio. Amo stare a contatto coi bambini e socializzare con persone diverse». Nel frattempo, lo scorso 31 luglio è partita per «Madrid, per una vacanza studio».

Alla fine della nostra chiacchierata, le chiedo provocatoriamente il perché di tutto questo impegno nel migliorarsi e nel dedicarsi agli altri, quando potrebbe semplicemente, alla sua età, divertirsi. «Bisogna mettersi in gioco – mi risponde con semplicità disarmante -. Solo se ti metti in gioco capisci chi sei, ti prendi le tue responsabilità e provi emozioni forti, ricordi che resteranno sempre impressi».

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