Il settore è in crisi

Campagna olivicola, le associazioni di categoria: «Svolta o catastrofe»

​Organizzazioni sindacali e produttori hanno presentato un decalogo di proposte e richieste all’Assessore regionale all’agricoltura, Donato Pentassuglia

Attualità
Terlizzi lunedì 22 novembre 2021
di La Redazione
Raccolta olive
Raccolta olive © n.c.

Una svolta nell’affrontare e nel risolvere i problemi dell’olivicoltura pugliese, altrimenti il motore trainante dell’agricoltura regionale potrebbe spegnersi. È quanto chiede, unita, la produzione olivicola organizzata della Puglia dopo l’audizione della quarta Commissione consiliare. Le più importanti organizzazioni di produttori regionali e nazionali per numero di soci e fatturato (Oliveti Terra di Bari, Associazione Provinciale degli Olivicoltori di Foggia, Apol Lecce e Assoproli Bari), in sinergia con Cia Puglia, hanno presentato all’assessore Pentassuglia un decalogo di richieste per denunciare e risolvere i problemi che attanagliano il settore. In particolare, Cia Puglia e le Op chiedono di introdurre, da subito, per ridurre i flussi illegali di olio e olive, la registrazione immediata sul portale SIAN di tutte le movimentazioni di prodotto fuori provincia, oltre alla riduzione del tempo massimo per la registrazione sul portale SIAN della trasformazione delle olive, e alla strenua difesa rispetto all’agguerrita concorrenza straniera, e per questo motivo invocano anche incontri con Agea e Repressione frodi. Chiesti inoltre interventi per sostenere gli olivicoltori nell’affrontare l’incremento dei costi energetici necessari per sostenere le produzioni, in un anno caratterizzato da particolare siccità, e il sostegno a programmi di tracciabilità, identificazione della qualità e sicurezza alimentare promossi dagli operatori pugliesi.

L’olivicoltura pugliese, nel 2021, è stata messa in ginocchio da quella che può definirsi una crisi epocale, frutto di una vera e propria “tempesta perfetta” causata dal basso prezzo delle olive e dell’olio, dalla resa inferiore alla media, da grandi difficoltà nel reperire la manodopera necessaria al raccolto. Si vende a 35-40 euro al quintale, anche nelle zone più a sud della regione messe in ginocchio dalla Xylella, mentre il primo olio prodotto ha una quotazione che oscilla fra 3,80 euro e 4 euro al litro. La qualità dell’extravergine appare eccellente in tutta la Puglia, ma si registra il 12-13% di resa (12-13 chili di olio per 100 chili di olive) contro una media degli ultimi anni del 15-16%. «La situazione è molto difficile e auspichiamo interventi concreti della Regione per sostenere il comparto agricolo più importante della Puglia», concludono Cia Puglia e le Op.

Intanto oggi alle 17 ad Andria, agricoltori, organizzazioni, frantoiani e tutti gli attori della filiera olivicola, parleranno alle Istituzioni per fermare la distruzione dell'olivicoltura pugliese nell'incongtro intitolato "La riforma del Pac post 2020. La classificazione degli oli, i controlli, la tutela dei marchi e il mercato". «Riteniamo indispensabile un intervento dell'amministrazione regionale - dichiara il presidente di Confagricoltura Bari-Bat, Michele Lacenere - per permettere alle strutture di trasformazione di poter sopportare il costo finanziario di uno stoccaggio più lungo, che consenta di evitare fenomeni speculativi di cui conosciamo bene la gestione. È facile sfruttare le necessità di aziende che vengono da anni di crisi produttiva, e hanno sopportato costi di produzione da capogiro, per imporre prezzi che non stanno nè in cielo né in terra e che non rispecchiano certamente il valore del prodotto e nemmeno le effettive dinamiche di un libero mercato. Parliamo da anni, oramai, di valorizzazione del prodotto - conclude - ma queste speculazioni non fanno altro che spingere le olive su un mercato nazionale che poco ha a che fare con l'olio di Puglia».

«La campagna di raccolta olivicola si apre con una crisi di mercato, che coinvolge sia l'olio che le olive, che non trova ragionevole riscontro nella realtà produttiva olearia italiana» afferma Confagricoltura. «La stagione produttiva non è stata delle più felici: in primavera un calo termico importante ha compromesso, sia pur parzialmente, in alcune zone l'allegagione dei frutticini e una siccità con pochi precedenti ha costretto gli olivicoltori, o almeno chi poteva disporre di risorse irrigue, ad un pesante ricorso all'irrigazione con dispendio di risorse energetiche e, soprattutto, finanziarie; è inutile sottolineare come, nella coltura seccagna, la produttività degli impianti sia stata notevolmente compromessa. Questa situazione ha, di fatto, ridotto gli areali produttivi alle sole regioni, o meglio a parte di esse, di Puglia, Calabria e Sicilia (fonte ISMEA), queste ultime due interessate da fenomeni meteorici particolarmente violenti proprio nel periodo di raccolta. Le regioni del Centro-Nord, interessate all'olivicoltura, presentano un importante calo produttivo che, sommato all'azzeramento dell'olivicoltura salentina, determina un calo complessivo di produzione olivicola nazionale superiore al 30%. Nonostante ciò, e nonostante si giunga da una campagna 2020/2021 non felicissima, il tracollo del prezzo dell'olio è stato velocissimo, seguito a ruota dal crollo del prezzo delle olive, tanto da raggiungere quotazioni di 3,00/3,50 euro a pochi giorni dall'apertura dei frantoi, con olive quotate dai 35 ai 45 euro. Tutto troppo rapido per non pensare a processi speculativi, avviati dal potente cartello che tiene saldamente le redini del mercato dell'olio e, calibrando attentamente gli acquisti, è in grado di mandare in affanno finanziario ed economico, l'intera filiera».

«Stop alle speculazioni che deprimono i prezzi dell’olio extravergine pugliese proprio quando sotto la spinta salutista determinata dall’emergenza Covid i consumi di olio delle famiglie sono in crescita sull’onda del successo della dieta mediterranea, proclamata patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco, con più di 8 italiani su 10 (82%) che cercano sugli scaffali prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio» afferma invece Coldiretti Puglia, per cui è necessario vigilare sugli acquisti per evitare che venga spacciato come pugliese il prodotto importato di minore qualità, con i magazzini in Puglia pieni di 14mila tonnellate di olio comunitario e quasi 1.000 tonnellate di olio extracomunitario, secondo i dati del report Frantoio Italia redatto dall’organismo di controllo Icqrf del Ministero delle Politiche Agricole. «Non possiamo consentire che ci siano pesanti ripercussioni sugli operatori seri della filiera, agricoltori e frantoiani,  che rischiano di vedere non remunerato il valore del nostro pregiato Evo di qualità. Coldiretti Puglia vigilerà affinché vengano stanate e perseguite eventuali speculazioni, sostenendo tutte le necessarie azioni di contrasto messe in campo dagli organismi di controllo e dalle forze dell’ordine, a partire proprio dall’Ispettorato Centrale della Repressione Frodi», afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

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