Ripartenza

UniBa, dal 3 novembre lezioni in presenza. Ma fra gli studenti c’è malcontento

I più penalizzati sono lavoratori e fuorisede

Attualità
Terlizzi martedì 19 ottobre 2021
di La Redazione
Aula universitaria
Aula universitaria © n.c.

“Da mercoledì 3 novembre 2021, al fine di assicurare la più ampia partecipazione degli studenti alle attività didattiche e curriculari, fermo restando lo stato di emergenza protratto fino al 31 dicembre 2021, le lezioni di tutti i Corsi di Laurea si svolgeranno in presenza”. Inizia così il comunicato stampa del 15 ottobre scorso dell’Università Aldo Moro che, dopo quasi due anni dall’inizio della pandemia, torna a svolgere tutte le sue attività in presenza attraverso le prenotazioni sulle app “Prenota UniBa” per le lezioni e “SalaUNIBA” per accedere a sale studio e biblioteche. L’ateneo barese garantirà le lezioni online solo agli studenti che versano in comprovata condizione di fragilità annessa all’emergenza Covid-19 e nel caso in cui il numero delle prenotazioni sia superiore alle postazioni disponibili.

Il ritorno in presenza ha fin da subito suscitato non solo un comprensibile stupore, visto il precedente comunicato del 3 settembre che, pur auspicando la piena ripresa delle attività in presenza, continuava a garantire la didattica mista, ma anche scetticismo e malcontento nella comunità universitaria dell’Ateneo barese, che ha avviato una raccolta firme da presentare al magnifico rettore Stefano Bronzini, nella speranza che ascolti le richieste degli studenti.

Ma chi colpisce questo improvviso ritorno in presenza? Quali sono le cause del malcontento?  Non sono solo gli studenti lavoratori che spesso non hanno occasione di conciliare gli orari delle lezioni con quelli dei mezzi di trasporto e con i turni del lavoro, o gli studenti fuorisede che adesso sono costretti a cercare appartamenti ad anno accademico già iniziato, accontentandosi delle ultime abitazioni disponibili (che non sempre hanno un prezzo vantaggioso) ad essere delusi dal comunicato del 15 ottobre. Fra i più colpiti dalla piena ripresa delle attività in presenza ci sono anche studenti che, a causa dell’emergenza sanitaria attualmente in corso, hanno sviluppato ansia, stress o, nel peggiore dei casi, fobia per i luoghi troppo affollati, e infine i pendolari (che costituiscono la maggior parte degli universitari) che dovrebbero usare quotidianamente mezzi di trasporto inadatti non solo a garantire il giusto rispetto delle norme anticontagio nelle ore di punta ma anche a fornire un servizio adeguato in caso di maltempo, spesso accompagnato da treni o bus in ritardo o soppressi (perdendo ore di lezione). Timore che viene incrementato se in famiglia sono presenti soggetti fragili.

È giusto ricordarlo: l’UniBa non è un’università telematica. Il confronto, la condivisione e la socialità sono certamente alcuni degli aspetti più piacevoli e peculiari della vita universitaria, che purtroppo non possono essere apprezzati al massimo in didattica a distanza. Nonostante ciò, la DaD e, in seguito, la didattica mista hanno finalmente permesso al sistema universitario italiano di modernizzarsi dopo tanti anni di riforme minimaliste, parziali e assolutamente fallimentari (come la riforma Berlinguer-Zecchino del 1999/2000 che ha di fatto dilatato i tempi di uscita dal percorso formativo) e che hanno contribuito ad abbassare la qualità e a fare cattivo uso delle (scarse) risorse.

Può essere vantaggioso per le università abbandonare la telematica? Certo, all’inizio sia studenti che insegnanti hanno avuto difficoltà ad interfacciarsi con questo nuovo metodo didattico (anche a causa dell’effetto psicologico della quarantena), tuttavia col tempo si è riusciti a padroneggiare le potenzialità e i conseguenti vantaggi della telematica che, integrata nella didattica mista, è forse riuscita mai come prima a coinvolgere tutti gli studenti, venendo incontro alle esigenze di quelli che sono a tutti gli effetti utenti paganti, garantendo l’accesso al diritto allo studio indipendentemente dal contesto sociale, occupazionale e geografico.

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