Il progetto scolastico con il Liceo Fiore

Inclusione dei rom, partire dalla conoscenza

Giornata di restituzione della ricerca “Culture in gioco: le differenze come valore”, solo 1 italiano su 1000 è correttamente informato.

Attualità
Terlizzi domenica 09 giugno 2013
di La Redazione
Culture in Gioco
Culture in Gioco © n.c.

Sabato mattina del giorno 8 giugno, presso il Chiostro delle Clarisse di Terlizzi, si è concluso il progetto biennale “Culture in gioco: le differenze come valore”, patrocinato dall'UNAR come attività di contrasto dei fenomeni di discriminazione razziale, che ha visto coinvolte studentesse di due classi del IV Liceo in Scienze Sociali del Liceo “Tommaso Fiore”.
Durante la mattinata, l'intervento del dirigente scolastico Nunzia Tarantini e di docenti tutor del progetto (Maria Teresa Santacroce, Margherita Parisi, Pasquale Soriano), il saluto del Sindaco Ninni Gemmato e gli interventi del sociologo barese Leonardo Palmisano, dell'amministratore della Cooperativa Artezian Bartolomeo Moretti, del referente del campo rom di Bari-Japigia Dainef Tomescu, questi ultimi referenti organizzativi per le visite e le riprese al campo di Bari-Japigia.

Si è entrati nel vivo del progetto con l'intervento di Giovanna Magistro per Meters-Studi e ricerche per il sociale (soggetto attuatore della formazione) e di Tiziana Mangarella, che hanno guidato la presentazione delle studentesse sulla ricerca sociale da loro condotta.

Sono loro le protagoniste di questa giornata: Domenica, Maria, Annalisa, Sara, Manuela, Antonella, Marika, Martina, Roberta, Federica, Katia, Rosaria, Angela, Valeria, Silvia, Donatella, Olga, Deborah, destinatarie dirette del percorso formativo e sociale. Hanno svolto 300 ore di formazione, tra Terlizzi e Bari, per conoscere la storia e la cultura dei rom, apprendere contenuti e metodi per svolgere il ruolo di ricercatore sociale, e poi realizzato la loro ricerca sociale e il loro video di sensibilizzazione sulla comunità rom.
Hanno capito che bisogna partire dalla conoscenza per abbattere gli stereotipi. Dati ufficiali dicono che soltanto il 6% degli italiani sa che i rom in Italia sono circa 200 mila; soltanto il 24% sa che circa la metà dei rom sono italiani; soltanto il 16% sa che i rom sono più prevalentemente nomadi e il 37% ritiene che sia un popolo unico per cultura, lingua e provenienza e invece così non è.
Questo e altro hanno raccontato le studentesse alla platea presente sabato mattina, dati che fanno riferimento a una indagine nazionale sull'opinione degli italiani circa la presenza dei rom.

Ancora, il 35% degli intervistate pensa, inoltre, che i Rom e Sinti presenti in Italia siano 1 o 2 milioni di persone, mentre il dato reale è che sono tra le 130.000 e le 150.000 persone.
Nell'immaginario italiano, fra le popolazioni straniere più presenti in Italia, i “meno simpatici” risultano essere proprio gli zingari, questo sentimento – alimentato da una scarsa conoscenza della cultura rom – non favorisce negli anni e fra le generazioni l'integrazione, l'inclusione e il riconoscimento quale minoranza (nazionale o linguistica), della condizione dei Rom, Sinti e Caminanti.

A livello locale la micro-indagine condotta su ottanta cittadini di Terlizzi intervistati dalle studentesse del Fiore, evidenzia invece come diffusa è l'idea che i rom si trasferiscono in Italia per cercare migliori condizioni di vita e per la ricerca di un lavoro, mentre basso è il dato di chi ha fornito la risposta “per sfuggire a regimi non democratici”, come spesso ancora avviene.
Il 24% degli stessi intervistati alla domanda “Se dico rom, lei a cosa pensa?”, risponde in maggioranza che i rom sono zingari, mentre tra gli ultimi dati troviamo le risposte povero/straniero/nomade/che non ha casa.

Durante questo progetto le studentesse hanno intervistato e conosciuto dei testimoni privilegiati, cioè personalità che conoscono molto bene la comunità e la storia dei rom soprattutto presente a Bari, che operano nella formazione e nella cooperazione sociale come Matteo Magnisi, Corsina de Palo, Giuliana Martinadonna e Monica Dal Maso, senza dimenticare la storia di vita di Dainef Tomescu e della cooperativa Artezian, nata per creare occupazione rom ma ancora lenta a decollare a causa di molti pregiudizi e stereotipi.
Dati e informazioni che hanno incontrato le politiche sociali e d'integrazione attuate dal Comune di Bari, grazie alla disponibilità del consigliere di circoscrizione Bari-Japigia Maurizio Brunialti, dell'Assessore al Welfare Ludovico Abbaticchio e l'Assessore alla pace e accoglienza Fabio Lusito, che il giorno 3 giugno hanno incontrato una delegazione di studentesse coinvolte nel progetto che, in quella occasione, hanno fatto visita a un secondo campo rom in locali dello Stadio della Vittoria.

Le studentesse del “Tommaso Fiore” hanno raccolto informazione sulla presenza dei rom, sulla situazione dei campi, riflettuto sulle condizioni di vita, sul concetto di minoranza, ma anche avviata un'esperienza diretta e intensa con una concentrazione territoriale di popolazione rom stanziale, riconoscibile, che sono le famiglie che vivono al campo di Bari-Japigia (unico autorizzato e fornito di servizi).
Qui le studentesse hanno svolto attività di animazione coi bambini, intervistato persone, preso parte alle riprese del video di sensibilizzazione con la regia di Gianluca Sciannameo (Cooperativa Camera a Sud), che ha introdotto la presentazione ufficiale del video, che sarà diffuso nei prossimi giorni tramite il canale di youtube. Un video che chiude proprio con la frase scritta dalle studentesse: “Porterò nel cuore ogni cosa vista e sentita, conserverò questi insegnamenti anche nei giorni a venire, e li racconterò”.

La manifestazione conclusiva è stata all'insegna anche della tradizione rom, con la diffusione dell'inno “Djelem, Djelem” e con alcuni piatti tipici offerti dalle studentesse per ringraziare l'accoglienza ricevuta dai rom durante questo singolare percorso di ricerca.

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