Teatro Millico

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di La Redazione
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La tradizione teatrale di Terlizzi, che nel corso dei secoli aveva avuto come luoghi di rappresentanza i palazzi arcipretile, de Paù e ancora, per il trattenimento pubblico, gli ampi spazi interni del Castello, trova nel XIX secolo la propria consacrazione nell'edificio che si iniziò ad edificare, con l'esplicita duplice funzione di teatro e casa comunale, su progetto dell'architetto Nicola Scodes (1836) sul luogo dei vecchi mulini detti "centimoli".
Inizialmente era stata prevista la simultanea realizzazione delle due opere, infatti, nel 1837, era stato varato anche il progetto del teatro su disegno dell’arch. Abate.
I lavori iniziano nel 1838 e nel 1844 il Palazzo di città è completato.

Nel maggio del 1829 il Sottintendente di Barletta, in un rapporto steso a seguito di una sua visita a Terlizzi, aveva biasimato lo stato della sala teatrale, presso l'antico castello "una stalla che minaccia rovina", ed auspicato per il pubblico terlizzese, "assai pulito e civile", un teatro degno di tale nome.

In uno con il teatro, i lavori per il Palazzo di Città furono conclusi nel 1845 quando vi si trasferirono gli uffici e le funzioni di rappresentanza sino ad allora ubicati presso l'ex complesso conventuale dei Minori Osservanti.
I lavori del teatro vengono interrotti, per essere ripresi solo nel 1870, quando Michele De Napoli (all’epoca sindaco della città) presenta e fa approvare il nuovo progetto di costruzione del Teatro, su progetto dell’arch. Giovanni Castelli.

Nel 1877 venivano eseguiti dallo scenografo napoletano Palmiotti la decorazione a stucco e la pitturazione del soffitto. In quell'anno giungeva anche il grande sipario, opera del Di Giacomo, raffigurante Ferdinando I d'Aragona a Terlizzi.
Nel 1878 il Teatro è perfettamente funzionante se il sindaco del tempo P.Barile , poteva così esprimersi: "Abbiamo completato e aperto al pubblico spettacolo il teatro comunale (...) ed è l'ammirazione di quanti forestieri lo visitano. Il teatro non è opera voluttuaria e lussuriosa, ma segnacolo di civiltà e di cultura".

Notevoli furono i danni subiti dal Teatro nel corso dell'ultimo conflitto mondiale quando, requisito, fu in balia delle truppe di occupazione. Ciò che non riuscì alle truppe anglo americane, era destinato ad accadere qualche anno più tardi: i danni, irreparabili, della ristrutturazione ed adeguamento a cinema, sino al 1964, con la completa perdita della fisionomia interna originaria.

Il Teatro che porta il nome di Vito Giuseppe Millico, illustre soprano e musicista terlizzese del '700, nato a Terlizzi nel 1737 e morto a Napoli nel 1802. Attualmente è in fase di restauro, per riportare la struttura all'antico splendore perso nel tempo.

Per molto tempo il Teatro ebbe la generica denominazione di Comunale, solo molto più tardi, per opera di un terlizzese, l’avv. Fortunato Tempesta, prese il nome di ‘Millico’, in onore del sopranista e compositore musicale Vito Giuseppe Millico.

Stanze
Ingresso   Innanzi alla porta principale vicino alle colonne vi sono due mensole di ferro fuso che sostengono due fanali con lampade a petrolio.
Nel vestibolo due braccia che sostengono due garselle a petrolio completi di tubi e globi opachi.
Un portone di castagno a due pezzi che chiude l’ingresso del Teatro completo di pittura, e pomi battenti a norma del contratto.

Platea  l’accesso alla platea ha due imposte, la prima tappezzata in panno scarlatto con due ovali che racchiudono i relativi cristalli con lo stemma Municipale; la seconda munita di lastre di smerigliate. Dentro la platea ci sono 8 file di sedie componenti in complesso 132 posti formati di ferro battuto, ogni posto è fornito di sedile movibile a cerniera cuscinato con drappo scarlatto in cotone, e similmente cuscinate le spalliere, i banchi sono coronati con fogli di ottone. Il piano della platea è ricoperto di tavole di abete a norma del contratto sostenute da graticolato del medesimo legname.

Orchestra  Dopo la platea si trova il parapetto di legno che divide questa dall’orchestra, il parapetto sormontato da correnti del medesimo legname abete è dipinto in ambo le facce.
Vi sono 8 leggii di legno con corrispondenti sedili tappezzati, questi di tela pelle scarlatta, vi è il leggio grande per il maestro innanzi al quale la poltrona da sedere tappezzata anche quella in tela.

Sala   La sala del teatro è coperta da plafon con quadro rappresentante un fatto mitologico ed è illuminata da 24 braccia in ferro fuso dipinti e dorati. Ciascun braccio contiene una lampada a arsella munito di tubo e globo smerigliato; sa ogni bracci ne escono 4 più piccoli per sostenere lumi a cera.
La decorazione della sala medesima è fatta a rilievi con oro e colori, e nel parapetto di ciascun palco di seconda fila vi è un ritratto.
Vi sono tre ordini di palchi oltre il quarto chiamato loggione, nella prima fila ci sono 12 palchi, nella seconda e terza 13 per ciascuna, più altri 6, 2 per fila detti della lettera che ricadono sull’arcoscenico. Tutti i palchi sono rivestiti nelle pareti di carta francia scarlatta e verde, ciascun palco ha la sua porta d’ingresso dipinta di rosso e ad imitazione di acero nell’esterno.
Il pavimento di ciascun palco è coperto da quadroni di Canosa ed è fornito da sei sedie dipinte color acero con paglia bianca e ciascun mobile di tela.

Palcoscenico  La ribalda è fornita di 28 garselli a petrolio ciascuna guarnita di riverbero chiuso, dipinto bianco nell’interno e verde nell’esterno. Il lume della ribalda hanno il corrispondente macchinario che li fa salire e scendere.
L’intero pavimento del palcoscenico è coperto di grosse tavole di abete ammecciate  fra loro da formare un piano esatto ed aderente in tutte le sue parti.
In fine sul palcoscenico vi è la macchina che imita il tuono, il vento, la pioggia.

Scenario    Ci sono panneggi fissi sotto l’arco del proscenio con le corrispondenti quinte, nel primo taglio; il telone con corrispondente molino superiore per elevarlo.
Il panneggio e quinte a panneggio, nel secondo taglio; due panneggi ad area.
Panneggio nel quarto taglio.
Otto scene complete di quinte rappresentanti: gabinetto, camera rustica, carcere, bosco, giardino, marina, piazza e regia.


Fonte: TERLIZZI PER UNA STORIA DEL “PALAZZO DELLA CITTÁ” E TEATRO COMUNALE 1812-2006 di Michele De Santis

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