Chiesa di S.Ignazio parrocchia “S. Gioacchino”

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di La Redazione
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Eretta il 7 luglio 1805 la parrocchia S. Gioacchino nella chiesa di S. Ignazio occupandola per novantuno anni si è poi trasferita bruscamente, a seguito di un procedimento per convalida di sfratto, nella chiesa monasteriale di S. Anna delle Clarisse. Correva l’anno 1896.
Nella chiesa è presente un gruppo statuario rappresentante la figura del santo patriarca che reca per mano Maria Bambina per presentarla al tempio.
Verso il 700 circa era iniziata una timida espansione urbanistica fuori le mura, ma che poi esplose proprio intorno alla chiesa di S. Ignazio, venendosi così a creare un vero quartiere, che le memorie coeve raccolte dalla tradizione storiografica locale ci ha tramandato sotto la sua denominazione di “nuovo borgo s. Ignazio, fuori porta s. Giovanni”, al cui richiamo non resistette neanche l’antica e nobile famiglia Lioy andandovi a costruire il proprio palazzo nobiliare.
Nel 1805 per decreto vescovile venne prescelta per insediarvi canonicamente la parrocchia detta appunto di S Gioacchino.
A conclusione del rito d’insediamento del titolare della parrocchia di Santa Maria di Sovereto tenne ad accompagnare processionalmente alla chiesa di S. Ignazio il titolare della parrocchia di S. Gioacchino per il possesso nel suo ufficio.
Nel 1844-1888 fu il parroco Nicolò Nuzzi a prospettare alla confraternita la necessità di urgenti lavori di restauro della chiesa, in presenza di un grave dissesto nelle murature, che avrebbero poi consentito di procedere all’ampliamento della stessa per esigenza di spazio per la comunità dei fedeli, coinvolgendovi le autorità competenti.
Orientata e con frontone prospettico neoclassico con due nicchie predisposte a ospitare le statue di S. Gioacchino e S. Ignazio, è a unica navata con presbiterio e racchiusa sul lato meridionale tra le maglie dei fabbricanti adiacenti. L’interno era scandito in origine da otto campate, quattro per lato, intercalate da sodi murari di pilastri con plinti e lesene e divisa in due settori uguali, quello presbiteriale per il coro della fratellanza e quello dell’aula della chiesa riservata ai fedeli. La successiva aggiunta di un’altra campata per l’ampliamento della chiesa conferì una maggiore e più consona euritmia nelle misure dell’aula destinata ai fedeli.
Non era stata idillica la convivenza delle due istituzioni negli ultimi anni, ma più per colpa degli uomini che per mancanza di più chiare e specifiche normative contrattuali nella gestione della compartecipazione alle spese si manutenzione della chiesa e dei servizi. Fu con l’ultimo titolare nella carica parrocchiale che si accese uno scontro insanabile fino al contenzioso giudiziario, dai risvolti non certamente edificanti, nel corso di due anni, approdando a una sentenza di condanna per il parroco che si vide ingiungere l’immediato sfratto dalla chiesa di s. Ignazio e il pagamento delle spese processuali. Non si dette per inteso e ricorse in appello, senza nemmeno consultare il proprio superiore, che in quel tempo di sede vacante e in qualità di amministratore diocesano era l’arcivescovo di Bari Ernesto Mazzella, che intervenne di autorità rimuovendolo dalla carica. Fu il nuovo vescovo diocesano, Pasquale Picone, insediatosi proprio in quei frangenti, a prendersi cura del caso per porre riparo alla incresciosa situazione. Riconfermando alla guida della parrocchia il titolare sospeso, gli fece obbligo di ritirare il ricorso in appello, di abbandonare la chiesa di S. Ignazio e di trasferire la propria parrocchia nella chiesa monasteriale del soppresso Ordine religioso delle Clarisse, e per tanto devoluta in pubblico demanio, che il vescovo era riuscito a ottenere in concessione temporanea dal Comune. Correva l’anno 1896 quando la parrocchia di S. Gioacchino si insediò nella chiesa di S. Anna delle Clarisse.


Fonte: TERLIZZI LA CHIESA E LE CHIESE di Gaetano Valente

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