Chiesa matrice

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di La Redazione

La prima chiesa a sorgere ad opera dei Longobardi, dagli stessi posta sotto il titolo dell’Arcangelo San Michele, il loro patrone guerriero. E ancora sotto lo stesso titolo fu poi posta in epoca bizantina, nell’aprile 1038, come da testimonianze documentali, la nuova  ecclesia matrix (chiesa matrice), quasi a dire pieve, una circostanza ecclesiastica minore, una parrocchia, insomma, con cura d’anime, gestita da un collegio di preti e insignita sin da quallo stesso anno del privilegio dell’autonomia amministrativa e giurisdizionale nel suo massimo esponente ecclesiastico, l’ arcipresbyter.
Dopo poco più di un trentennio fu abbattuta per costruirne un’altra più grande, auspice il conte normanno Amico, che la dotò di molti beni, mentre il vescovo consacrante, Giacinto, ne ampliava i privilegi. E sempre dedicandola all’Arcangelo guerriero, il prestigioso arciprete Guaranno in una trentina d’anni (1226-1258) elevò quel mitico gioiello d’arte romanico-gotico in cu molto accortamente venne fatta inglobare come cappella laterale l’ecclesia matrix del 1073.
E “collegiata di S. Michele Arcangelo”, venne quindi denominata la nuova chiesa, situata al centro dell’ antica civitas assolvendo per oltre cinque secoli e gestita da un capitolo collegiale con il suo arciprete insignito nel frattempo della prelatizia.
L’elemento che più incide nella decifrazione dell’organizzazione ecclesiastica del Meridione, il fatto, cioè di essere ricettizia, è quello stesso che differenzia anche la struttura parrocchiale meridionale da quelle delle altre regioni. Nelle chiese curate meridionali è sempre prevalsa la struttura fortemente localistica e dalle caratteristiche autonome e corporative, in cui il clero nativo o originario del luogo ha beneficiato della massa comune di beni e ha esercitato collegialmente la cura d’anime pur delegando di solito a uno o a più membri dello stesso capitolo ricettizio la gestione del sacro. È stata questa struttura, che ha caratterizzato e condizionato pesantemente la storia della Chiesa meridionale sotto il profilo ecclesiastico-religioso e nei rapporti con le altre istituzioni e forze sociali operanti sul territorio. Di qui l’emarginazione el’isolamento delle chiese meridionali, senza risorse e senza slancio e a pertura.
Ed è stata quella stessa a incidere gravemente sul carattere e formazione della Chiesa locale di Terlizzi, già pesantemente condizionata dal suo volontario auto-isolamento, mentre resta da puntualizzare che è stata sempre inquadrata sin dalla sua formazione in una sola parrocchia, allogata nella chiesa matrice di S. Michele Arcangelo e retta collegialmente dall’arciprete prelato a da un conguo numero di presbiteri, detto poi capitolo collegiale e la stessa chiesa matrice, quindi detta collegiata. La cura d’anime veniva comunque delegata praticamente a uno o a più membri del capitolo, come pure l’intera gestione del sacro. Per oltre sette secoli rimase parrocchia unica per l’intera popolazione e da una sola parrocchia era costituita la nuova diocesi, quando Terlizzi fu elevata sede vescovile nel 1749, unita aeque principaliter a quella di Giovinazzo. E stata pertanto la Chiesa di Terlizzi una parrocchia-diocesi per oltre un cinquantennio.

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