Avant'ieri da San Severo a Foggia

La Corrente alla "marcia dei berretti rossi": «I braccianti ricattati prenderanno coraggio»

Il movimento politico terlizzese ha preso parte con una delegazione alla manifestazione per i diritti dei lavoratori agricoli nel Tavoliere

Politica
Terlizzi venerdì 10 agosto 2018
di La Redazione
marcia dei berretti rossi
marcia dei berretti rossi © maria pansini

Si è tenuta mercoledì scorso la "marcia dei berretti rossi" per ricordare i quattro braccianti agricoli morti e i quattro feriti nell'incidente stradale avvenuto sabato scorso sulla provinciale 105 nel Tavoliere.

La manifestazione ha preso il nome dai copricapi che i laboratori solitamente indossavano nei campi per proteggersi dalla canicola mentre raccoglievano i pomodori dietro la paga irrisoria di un euro al quintale.

Alla marcia, organizzata dall'Unione Sindacale di Base, hanno partecipato centinaia di braccianti, che hanno sfilato da San Severo fino alla prefettura di Foggia. A rappresentare Terlizzi c'era una delegazione de La Corrente.

"Alle otto di mattina, al ghetto di Rignano, fa già caldo. Una geometria di strade attraversa la piana del Tavoliere, campi finiti di asparagi, qualche vigneto, pomodori. Ogni tanto un rudere con i panni stesi e furgoncini malandati", esordisce la nota del movimento terlizzese. "Visti così sembrano tutti uguali: neri con i cappelli rossi. Non hanno caldo come noi, non hanno sete, non gli viene il mal di testa. Loro sono africani, devono dire grazie che stanno qua. Una pacchia senza fine", ironizza La Corrente.

"Facciamo un pezzo di strada con Abdul, vuole portare in prefettura una ciotola di plastica verde piena di pomodori. I ragazzi morti nell'incidente erano amici suoi, la sera nella baracca cenavano insieme. Ci racconta che lavorano per un paio di euro all'ora. È da un'ora che camminiamo e siamo sfatti. E se fossi io a raccogliere i pomodori a due euro l'ora, sarebbe forse più tremenda l'ingiustizia?", è la domanda retorica.

"Il fiume nero e rosso avanza in questa terra di nessuno assolata e splendida. È il quarto stato, è un quadro, sono i braccianti dei pomodori - prosegue, evocativamente, la narrazione de La Corrente -. Ricattati, sfruttati, manifestano contro questo stato di cose inumano. Quanto gli costerà questa manifestazione? L'essersi esposti? L'aver preso parola? Aboubakar Soumahoro, sotto la prefettura di Foggia, parla della strage di Marcinelle, 'schiavi siamo tutti' dice e ricorda Paola Clemente, la bracciante pugliese morta nell’agosto di tre anni fa. Mai schiavi, dice, e invita i rappresentanti del governo a Foggia. Esistono delle leggi contro lo sfruttamento e il caporalato, ma sono molti ad avere interesse a non farle rispettare in quella terra di nessuno. Adesso è estate, ci sono i pomodori, fa caldo. La morte dei braccianti è stata una scossa. L'autunno ci sembra così lontano, lontane le notte gelide di Terlizzi di fine novembre quando i braccianti delle olive (che spesso sono gli stessi dei pomodori, delle arance e delle patate) arriveranno a Terlizzi, nelle nostre campagne e dormiranno all'aperto nei ruderi abbandonati".

"L'anno scorso abbiamo più volte sollecitato l'amministrazione comunale di Terlizzi a trovare una soluzione abitativa per i lavoratori stagionali e ad attivare un tavolo contro lo sfruttamento con gli organi competenti - riprende La Corrente, facendo riferimento alla questione dell'accoglienza dei migranti in città -. Le prime sollecitazioni sono arrivate che ancora faceva caldo e sono cadute nel nulla assoluto dell'incompetenza e della sciatteria. Forse la manifestazione di ieri [avant'ieri, n.d.r.] ha dato coraggio a tutti quei braccianti che rimanevano in silenzio perché ricattati. Forse - è l'auspicio del movimento - cammineremo anche a Terlizzi in un unico quarto stato".

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I commenti degli utenti
  • Giuseppe Funpage ha scritto il 10 agosto 2018 alle 16:23 :

    Vi ricordate del problema solo dopo una strage finito il momento dell'indignazione cala il sipario, il tutto accompagnato da un articolo su una o più testate giornalistiche non per denunciare ma per dire io c'ero. Del fenomeno sono vittime anche le aziende agricole che se vogliono raccogliere il prodotto devono sottostare al ricatto. Nell'articolo c'è una contraddizione o sono stagionali o sono migranti, la differenza è sostanziale. Per i migranti ci sono i centri d'accoglienza pagati dallo stato(stendiamo un velo) per gli stagionali non è dovuto nulla come qualsiasi lavoratore. Rispondi a Giuseppe Funpage