Il caso Polo Liceale

«Cara dirigente, non sempre le leggi sono giuste: le identità vanno tutelate»

La professoressa Vangi Drago, ex docente del Liceo Classico "Sylos", risponde alla dirigente scolastica del Polo Liceale Anna Maria Allegretta

Attualità
Terlizzi giovedì 12 ottobre 2017
di La Redazione
Nuovo polo liceale a Terlizzi
Nuovo polo liceale a Terlizzi © N.c.

Non accenna a placarsi l'escalation polemica relativa al caso del riassetto del corpo docente deciso, a partire dall'anno scolastico appena iniziato, dalla dirigente scolastica del Polo Liceale, Anna Maria Allegretta.

Che ieri ha replicato attraverso le colonne di TerlizziLive all'intervento della professoressa Vangi Drago, ex docente del Liceo Classico "Sylos", sostenendo che i criteri correnti di assegnazione dei docenti alle classi sono stati votati all'unanimità dai docenti stessi dell'istituto di viale Gramsci.

La storica docente di latino e greco del liceo terlizzese ha indirizzato a sua volta una controreplica alla preside, affidandola alla nostra redazione. La riportiamo integralmente.

Gentilissima Dirigente del Polo Liceale,

giungono gradite le sue considerazioni in merito al mio intervento del 6 ottobre: devo, tuttavia, correggere, in via preliminare, la sua affermazione quando scrive di una «lettera a lei indirizzata». Come le sarà agevole rilevare da una lettura più attenta del testo che ho inviato al giornale, il mio si configura, tecnicamente, come un “intervento pubblico” su una incresciosa vicenda che sta riguardando la comunità cittadina. Le basterà andare oltre il titolo, che come è noto viene stabilito dalla Redazione, secondo una consolidata consuetudine di ogni testata locale o nazionale, per comprendere che solo per un espediente giornalistico, peraltro efficace, il mio pezzo è diventato una lettera aperta (il titolo da me proposto era Il liceo Classico e le leggi non scritte).

Il mio intento era di intervenire in un dibattito su una questione specifica che mi è molto a cuore, all’interno di più generali considerazioni sul sistema pubblico della formazione, dato anche il tenore piuttosto mediocre del dibattito su questi temi nel nostro Paese (dove per Paese intendo, ovviamente, il contesto italiano).

Mi sorprende, dunque, il suo «stupore»: chi opera all’interno della scuola dovrebbe avere tutto l’interesse a che le questioni più rilevanti che riguardano la vita pulsante di questa istituzione, spesso umiliata e vilipesa dalla politica nazionale, divengano oggetto di condivisione e discussione. È ancora lecito intervenire in un dibattito pubblico? Da questo punto di vista, dunque, sarebbe stata del tutto inopportuna una mia intromissione di carattere personale, sotto forma di lettera privata, nelle scelte della istituzione che dirige, così come incongruo è il suo pur gentile invito a un confronto privato nelle stanze chiuse di una presidenza. Capisce bene che il dibattito (e anche il conflitto delle opinioni) o è pubblico o non è. Tertium non datur.

Quanto alla «scuola di oggi» e alle «trasformazioni che essa ha attraversato negli ultimi anni», le rivelo di conoscerle molto da vicino non solo per la mia consuetudine quotidiana di lettura e aggiornamento, ma soprattutto per la costante frequentazione degli studenti, liceali e universitari, delle loro famiglie, dei docenti più giovani. Le dico francamente che non apprezzo il clima di dismissione del ruolo educativo che i vari governi nazionali stanno da tempo operando rispetto alla scuola pubblica, né la scelta di orientare l’intero assetto della formazione sulla domanda del mercato (questa rotta era già ben individuabile nella riforma Berlinguer-Zecchino sull’autonomia e la legge 107, la cosiddetta Buona Scuola, ha solo portato a compimento questa deriva). In questo senso, non mi sembra lungimirante lamentarsi della politica locale quando sceglie, meritoriamente, di interessarsi di quel vivaio di intelligenze in formazione che è la sua scuola pubblica. Ma si tratta, ovviamente, di un discorso assai complesso, che non è possibile banalizzare qui in poche battute.

Mi preme invece segnalare che le sue considerazioni non colgono il senso del mio intervento. Provo quindi a sintetizzare il mio pensiero:

1) Il livello del mio discorso era di natura politico-culturale, non burocratica (se così fosse stato, avrei dovuto richiamare tutta la normativa sul pubblico impiego, dalla legge 165/2001 alla 150/2009 sino al T.U.: è una normativa che conosco molto bene avendo svolto per diversi anni anche la funzione di vice-preside): non ho mai parlato di un “illecito amministrativo”, né inteso mettere in dubbio la liceità del decreto dirigenziale (altre sono le sedi deputate a questo accertamento). Leggo anche il contributo dell’On. Gero Grassi, che interviene ora (almeno ufficialmente) nel dibattito. Alla sua opinione secondo cui «le decisioni della dirigente sono in linea con la legge e funzionali solo al miglioramento della scuola» mi sento di replicare che le due affermazioni non necessariamente coincidono: non sempre, infatti, la legge è anche giusta (non a caso, il titolo originario del mio intervento faceva riferimento alle “leggi non scritte” con chiaro riferimento al testo capitale del diritto occidentale, l’Antigone di Sofocle);

2) È sin troppo ovvio che tutti gli indirizzi di scuola abbiano pari dignità: così ovvio che mi sembra assurdo persino discuterne. I «premi e le punizioni» si riferivano, evidentemente, non già ai due indirizzi di scuola (il Classico e il Pedagogico), bensì alla lacerazione della continuità didattica, alla interruzione della consuetudine con le proprie materie di insegnamento e con gli studenti e dunque alla perdita di quella specificità che ogni docente matura. Questa specificità non è che un bene per gli studenti! Ogni docente è uno specialista delle proprie discipline, non interfungibile e non intercambiabile con qualsiasi altro. Non tutto è uguale a tutto e non sempre il “nuovo” e la “mescolanza” sono cose buone e opportune: occorre farsene una ragione. Per rendere comprensibile il mio discorso devo qui scendere necessariamente in qualche dettaglio. Ebbene. Chi ha consuetudine con i contenuti (le “competenze”, si dice oggi) e con la didattica delle discipline classiche da ben 29 anni, avrebbe certo potuto offrire al meglio la propria professionalità in queste specifiche discipline a tutto beneficio dei suoi allievi, non certo in una materia che non ha mai insegnato! Questo mi pare un dato incontrovertibile e mi risulta davvero difficile capire come questo cambiamento, questo “nuovo”, possa essere «al servizio degli studenti» (cito le parole dell’On. Grassi). Senza contare che questo spostamento, del tutto immotivato dal punto di vista didattico, inciderà anche sulle carriere individuali dei docenti implicati: quando il docente di greco accompagnerà alla maturità la classe in cui, in modo residuale, insegna ancora la propria disciplina, dovrà rinunciare per sempre alla sua specializzazione didattica? E ancora: è la stessa cosa insegnare filosofia all’indirizzo classico e all’indirizzo pedagogico? Io non direi. Del tutto ovvio che il pedagogico richieda una inarcatura specifica, ‘pedagogica’ appunto, con la selezione di specifici autori e di particolari letture da offrire agli studenti, assai diversa da quella prevista dal classico. Ogni identità va valorizzata e salvaguardata, mai annullata (il rispetto delle differenze è concetto sinanche troppo abusato). Qualunque specialista potrà confermarle queste mie banali osservazioni. E, d’altro canto, persino il buon senso comune ci porta a consultare un medico “specialista” per curare specifiche malattie, oppure un avvocato amministrativista per questioni che pertengono alla pubblica amministrazione e un avvocato penalista per vicende di rilevanza penale. Perché mai per la scuola dovrebbe essere diverso? In un mondo così complesso come quello in cui ci troviamo a operare, la specializzazione è, ci piaccia o no, parte integrante del sapere.

3) Comprendo bene quante generose energie occorrano oggi per dirigere una scuola. Forse l’unico metodo che mi sento di consigliarle, cara Dirigente, è quello della condivisione profonda e capillare di disposizioni così delicate, che interrogano la stessa articolazione democratica degli organi collegiali. Ancora una volta, una cosa è la correttezza formale di una procedura, altra cosa la reale partecipazione degli studenti e dei docenti alle decisioni che pertengono alla vita della scuola. Visto il clamore e le vibrate reazioni suscitati dai suoi provvedimenti, mi pare evidente che qualcosa, in questo caso, possa non aver funzionato.

E allora, è sempre buona prassi, certo, quando non si conoscono le cose su cui si sceglie di intervenire, informarsi e studiare. Non ci si improvvisa, però, esperti con qualche informazione raccolta qua e là: occorre studiare molto e molto a lungo. Nel mio caso, ho inteso parlare solo delle cose che conosco bene e mettere a disposizione della comunità un’esperienza maturata in decenni di insegnamento e mai interrotta.

Prof.ssa Lucia Vangi Drago

P.S. Non posso esimermi, in calce, da un’ulteriore considerazione: trovo assai opinabili i commenti di chi ritiene “definitivo” un intervento, quale che esso sia, e si adopera ad “archiviare” e soffocare una discussione democratica e aperta. Si può immaginare postura più dogmatica e contraria al metodo della scienza?

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commenti
I commenti degli utenti
  • Damiano de Virgilio ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 06:40 :

    Al contrario, l’occasione m’è grata per ringraziare chi ricordava che l’italiano (che finora non ho mai insegnato) rientra nella specificità della mia laurea, rassicurandolo però che in questo caso trattasi di cosa che ben sapevo. La mia perplessità nasceva solo dalla perdurante incapacità di comprendere la misteriosa ratio sottesa alla mancata piena utilizzazione di mie esperienze professionali trentennali in ambiti disciplinari come il latino e il greco: non certo dal timore che l’esercizio delle nuove competenze professionali richiestomi potesse sfigurare per confronto, dato il contesto in cui andavano a proporsi. 5/5 Rispondi a Damiano de Virgilio

  • Damiano de Virgilio ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 06:40 :

    docente nei corsi SSIS e TFA dell’Università di Bari (sempre e solo, però, relativi all’insegnamento del latino e del greco, ahimè!) - ho voluto per vent’anni confrontarmi con varia bibliografia, arrovellandomi nel tentativo disperato di evincerne un’univoca definizione di “competenza”: al punto che ero pervenuto alla convinzione che si trattasse in fondo di “parola poetica”, spendibile con disinvolta ambiguità nelle vacue esercitazioni cui certa scuola della modernità sottopone anglo-didatticisticamente il personale docente, sottraendolo all’ormai accessorio dovere di accumulare conoscenze. Adesso scopro con trepidazione che c’è almeno un giovane glorioso in grado di diradare antiche nebbie dagli occhi stanchi di questo vecchio. 4/5 Rispondi a Damiano de Virgilio

  • Damiano de Virgilio ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 06:40 :

    Potrei forse fare solo un tentativo estremo, invitandola a recarsi al bar dove le è uso discettare della nazionale di calcio e a chiedere ai suoi abituali interlocutori se ritengano che squadra che vinca si cambi oppure no: tenti insomma la strada della analogia, chissà che questa volta non ci imbrocchi. Piuttosto, vorrei approfittare dell’occasione per complimentarmi con lei, mio bravo giovane, che mostra di possedere la scienza di che cosa siano le “competenze”. Le confesso, infatti, caro figliuolo, che nella mia miserabile ed ormai obsoleta esperienza professionale - che mi ha visto indegnamente, tra l’altro, docente formatore in quattro corsi abilitanti, 3/5 Rispondi a Damiano de Virgilio

  • Damiano de Virgilio ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 06:39 :

    È giusto, d’altronde, che i giovani si esprimano liberi, anche dalla logica e dal buon senso, e non si lascino irretire dalla austera saggezza di color che sanno: verrà prima o poi il momento in cui terranno i piedi per terra ed useranno la testa non solo per reggere gli occhiali, ma anche per pensare. Non starò, perciò, qui a tediarla con le ragioni per cui ritengo che, in merito alla questione di cui qui e altrove da giorni si discute, lei si esprima con futilità e frivolezza: altri hanno tentato di spiegarglielo con limpidezza e ragionevolezza senza sortire esito alcuno, mi pare. 2/5 Rispondi a Damiano de Virgilio

  • Damiano de Virgilio ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 06:38 :

    Caro Piscitelli, leggendo i suoi ultimi interventi gioisco sgravato dall’ambascia che mi ha oppresso negli ultimi giorni quando ho temuto che i caustici commenti ricevuti in merito al suo primo intervento potessero indurla ad insani propositi autolesionistici. Constato, invece, con estremo piacere che essi non hanno punto scalfito il giovanile e pur confuso afflato comunicativo proprio di chi, ancor assai lontano dalla temperanza dell’età matura (e forse ancora dai libri), ritenga di offrire una prova della sua esistenza al mondo dicendo tutto quel che pensi piuttosto che pensare a tutto quel che dica. 1/5 Rispondi a Damiano de Virgilio

  • Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:35 :

    Discussione inutile perché vede gli insegnanti immobili ed insostituibili (quasi non fosse per loro previsto il pensionamento), che professa la continuità didattica come valore assoluto e che misura la qualità di un’insegnante esclusivamente in base al numero di anni di insegnamento. Ci sono invece insegnanti, che proprio perché hanno maturato altre esperienze, accademiche, didattiche o professionali all’esterno della scuola, hanno minore anzianità di servizio ma che sono ugualmente degni. Discutere partendo dal presupposto che un dirigente possa prendere decisioni non funzionali al miglioramento della scuola che dirige, è come supporre che una madre non decida deliberatamente per il bene dei propri figli, cioè della propria carne. Parte 6/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Alberto Altamura ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 17:55 :

    Perfetto Sig. Piscitelli! L'anzianità di servizio non è certo un merito, perciò sarebbe opportuno valutare i curricula di tutti i docenti dell'istituto "Fiore - Sylos". Anzi sarebbe opportuno dedicare un link del sito dell'Istituto alla pubblicazione di questi curricola. Il mio curriculum lo può trovare sul sito www.alberto-altamura.it e vedrà che non contiene solo l'indicazione di 30 anni di servizio presso il Liceo Classico "Sylos" di Terlizzi. Attendo, e penso di non essere il solo, di essere indirizzato verso il suo curriculum, a meno che anche lei non voglia nascondersi dietro un "not found". Rispondi a Alberto Altamura

  • Anna Andriani ha scritto il 13 ottobre 2017 alle 17:53 :

    Peccato perdere occasioni per tacere. Personalmente trovo a tal punto ricco di contenuti e significati imprescindibili, il primo quanto il secondo intervento della Prof.ssa L. Vangi Drago, da considerare, con profonda stima, quanto prezioso risulti il suo contributo di pensiero, per l'intera collettività cittadina. Taluni, ahimè, scelgono inopinatamente il vacuo chiacchiericcio di chi non ha argomenti. Ne prendiamo atto, mentre ringraziamo ancora la Professoressa. Rispondi a Anna Andriani

  • Giuseppe Piscitelli ha scritto il 13 ottobre 2017 alle 09:36 :

    Mi dispiace che questa docente, che è stata una istituzione a Terlizzi, invece di godersi la meritata pensione, abbia deciso di esprimere la propria opinione su cose che non conosce (più). La scuola è cambiata dai tempi in cui lei faceva scuola. Radicalmente. Ma come spiegarglielo? Come spiegare ad una docente della scuola che fu, che le competenze non sono i contenuti e che non hanno semplicemente cambiato nome? Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Angela Drago ha scritto il 14 ottobre 2017 alle 15:00 :

    Mi dispiace che questo signore, che non è mai stato molto conosciuto a Terlizzi, ne' mai si è segnalato per qualcosa di notevole nelle parole o negli atti, invece di starsene a casa a studiare, a leggere e a riflettere, abbia deciso di esprimere la propria opinione su cose che non conosce affatto, né ha mai conosciuto (nonostante non sia esattamente di primissimo pelo). È molto triste pensare che sia un docente: mi domando che cosa mai possa insegnare ai suoi studenti. Ma come spiegarglielo? Come spiegare a qualcuno che, da come scrive, si dimostra privo sia di strumenti culturali che di sensibilità umana, che quello che ha scritto non è una legittima opinione (o un più che legittimo dissenso), ma soltanto uno squallido, gratuito, volgarissimo insulto? Rispondi a Angela Drago

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 13:27 :

    Gentile signora, sono contento che di me non lei abbia conoscenza alcuna, perché penso sia meglio essere illustri sconosciuti piuttosto che farsi precedere da fama non lusinghiera. E sono contento che mi abbia parafrasato, dimostrando così di aver apprezzato le mie modalità, senza però coglierne la leggerezza. Ciò detto, qualora avesse altro da dirmi, lo faccia rivolgendosi direttamente a me evitando, lei e chi per lei, la bassezza di chiamare ed importunare nuovamente i miei genitori, che vivono con preoccupazioni più importanti di queste. Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Teresa Ruggieri ha scritto il 14 ottobre 2017 alle 07:04 :

    L'etá della professoressa la spinge a conservare saggezza ma soprattutto ad essere ancora attiva con un costante aggiornamento,con lezioni ed incontri che ancora tiene con studenti moderni.questo fa di lei non un vecchio libro da sfogliare,decontestualizzato. Piuttosto un docente quasi atemporale,che crede nei giovani senza tempo,come se fossero in un perfetto storico che li rende padroni di ogni tempo. Bisognerebbe aver rispetto per chi non è un docente che fu,bensì la scuola che dovrebbe essere. Rispondi a Teresa Ruggieri

    Teresa Ruggieri ha scritto il 14 ottobre 2017 alle 07:00 :

    Beppe caro,il tempo è un vettore che investe le vita di tutti.Non ci si può sottrarre,piuttosto si può solo sperare di invecchiare e con tanta lucidità. Siamo in un paese libero e democratico,almeno così dovrebbe. Motivo per cui dire la propria opinione è un modo per essere attivi in una dialettica di pensiero.Tuttavia è sempre giusto farlo con serenitá e adeguatezza,augurandosi a ragioni reali ed opinabili,mai scgliando attacchi indelicati e non inerenti. La persona intelligente quale sei so che capirá. Ci si mobilita per il bene della scuola in senso lato,che nulla attiene con altro. Fra l'altro la professoressa Vangi è stata un pilastro del liceo quando mio nonno e altri grandi docenti hanno pensato in grande per Terlizzi. Rispondi a Teresa Ruggieri

    Palma ha scritto il 13 ottobre 2017 alle 17:54 :

    Vedo, con rammarico, che il “giovane” docente Beppe Piscitelli non ha mai letto la bibliografia essenziale sulla materia. La stessa che la prof. ssa Vangi mostra di possedere a menadito... Rispondi a Palma

    grrrrl_ ha scritto il 13 ottobre 2017 alle 17:49 :

    Il mondo della scuola è in tumulto a causa degli obbrobri creati dalla legge 107 nel mondo della Scuola: oggi le piazze d'Italia erano piene di studenti che protestavano contro l'educazione allo sfruttamento alla quale mira l'alternanza scuola-lavoro, ovunque docenti e genitori segnalano abusi di potere da parte dei DS e la scuola prende, riforma dopo riforma, l'assetto di una fabbrica degli anni 70. La professoressa Vangi a tal punto mantiene salda la capacità di analisi, la lucidità e la conoscenza di quello che è oggi il mondo della scuola da aver colto in pieno le problematiche, pur essendo da tempo in pensione dalla professione di docente. Diversamente da Lei che, evidentemente, ha solo perso un'ottima occasione di apparire un tipo sveglio. Rispondi a grrrrl_

    Titty ha scritto il 13 ottobre 2017 alle 16:31 :

    La rozzezza e il livello culturale che traspare da questo commento parla da se'. Se si è in grado di argomentare e scrivere al livello delle opinioni che si critica, ci si esprima, scrivendo una replica argomentata. Altrimenti si abbia la decenza di tacere. Rispondi a Titty

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 14:59 :

    Discussione inutile perché vede gli insegnanti immobili ed insostituibili (quasi non fosse per loro previsto il pensionamento), che professa la continuità didattica come valore assoluto e che misura la qualità di un’insegnante esclusivamente in base al numero di anni di insegnamento. Ci sono invece insegnanti, che proprio perché hanno maturato altre esperienze, accademiche, didattiche o professionali all’esterno della scuola, hanno minore anzianità di servizio ma che sono ugualmente degni. Discutere partendo dal presupposto che un dirigente possa prendere decisioni non funzionali al miglioramento della scuola che dirige, è come supporre che una madre non decida deliberatamente per il bene dei propri figli, cioè della propria carne. Parte 6/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Enrica Morgese ha scritto il 17 ottobre 2017 alle 07:03 :

    Occhio, Sig. Piscitelli, chè il Mito della Madre Amorevole (sempre e comunque) è bomba che scoppia presto tra le mani. Si assegni un tema da svolgere: "Da Medea alla Franzoni, passando dai territori di Freud e dintorni". E mi dia retta, studi bene prima di scrivere. Oppure si vergogni, almeno un po'.

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:36 :

    Se parte da postulati errati, la discussione non mi appassiona. Motivo per il quale non ho voluto, e non voglio alimentare questa discussione che trovo, oltre che inutile, strumentale solo ad interessi che non sono legati né al bene degli alunni né a quello della scuola. Parte 7/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:35 :

    È legittimo che la professoressa abbia detto la sua. Ma sono dispiaciuto che una docente, che è stata una colonna portante della scuola a Terlizzi, che non ha conoscenza diretta del Polo Liceale e di tutti i suoi docenti, abbia deciso di prendere parte alla (per me) inutile discussione sulla fusione tra l’organico del Liceo Classico e quello degli altri Licei del Polo Liceale di Terlizzi. Discussione inutile perché parte da ipotesi sbagliate. Discussione che parte dal presupposto che ci siano insegnanti degni ed altri meno degni, senza però conoscere questi ultimi. Parte 5/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:35 :

    Poi, chiunque è libero di esprimere la propria opinione, visto che per fortuna in Italia ci è concesso. Però viviamo in un Paese in cui al bar siamo tutti provetti allenatori quando gioca la nazionale di calcio e ci sentiamo in dovere di esprimerci sulla scelta dei giocatori. Lo stesso Paese in cui si può fare il ministro dell’istruzione senza avere adeguata conoscenza di ciò che si amministra. Ma potrei proseguire, purtroppo. Parte 4/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:34 :

    La conoscenza della scuola che può avere una persona, seppur con esperienza, che non vive più la scuola in prima persona ma di riflesso, non è confrontabile con quella di chi entra a scuola ogni mattina, di chi guarda all’anima degli alunni attraverso i loro occhi, di chi ha a che fare quotidianamente con contenuti e competenze senza confonderli, di chi vive sulla propria pelle i cambiamenti della scuola, leggi, testi unici, regolamenti. Questo è un fatto ugualmente inconfutabile. Parte 3/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:34 :

    Ho trovato inopportuno l’intervento della professoressa Vangi e ho espresso pubblicamente il mio dispiacere. Questo è fuor di dubbio legittimo, tanto quanto l’intervento in sé, in quanto libera espressione del pensiero. La scuola è cambiata dall’ultima volta in cui la professoressa Vangi ha messo piede in un’aula scolastica per insegnare. Questo è un dato incontrovertibile. Parte 2/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

    Giuseppe Piscitelli ha scritto il 16 ottobre 2017 alle 13:33 :

    Gentile Tiziana, leggendo il tuo commento nutro qualche dubbio sul suo livello argomentativo, ma nonostante ciò preferisco mantenermi ad un livello più alto. È per questo che rivendico con forza il tuo, ma anche il mio, diritto di espressione. Ognuno con le proprie specificità. Se però si scelgono i moderni strumenti di comunicazione per esprimersi, come ben sai, è necessario sintetizzare il proprio pensiero. Infatti il sito prevede un numero massimo di caratteri per poter commentare. Orbene, oltrepassando la forma e mettendo alla prova la pazienza di chi starà ancora leggendo questo commento, entro nel merito. Parte 1/7 Rispondi a Giuseppe Piscitelli

  • Francesco Lusito ha scritto il 12 ottobre 2017 alle 14:31 :

    Desidero ringraziare pubblicamente in qualità di genitore di discente la professoressa Vangi Drago che con pacatezza e meglio di chiunque altro ha saputo dare voce convincente al disappunto di una cospicua parte degli attori in campo sulla questione liceo classico. Lo ha fatto dall’alto della sua esperienza e professionalità, arrivando a suggerire autorevolmente un metodo di lavoro, che per il futuro chiunque lo volesse potrà fare proprio con profitto ed umiltà per il bene dell’istituzione scuola nel suo complesso. E del quale sono sicuro saprà avvalersi anche la valentissima dirigente dottoressa Allegretta. A Lei rivolgo i miei auguri di buon anno scolastico e la gratitudine di genitore per il lavoro che svolge. Rispondi a Francesco Lusito

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