Evento tradizionale

Il Ciuccio di San Gioacchino si è rialzato

Il ripristino della popolare e tradizionale Festa del Ciuccio di San Gioacchino è avvenuto già lo scorso anno dopo quasi trent’anni di oblio, non senza difficoltà.

Cultura
Terlizzi domenica 22 luglio 2012
di Sabino Cataldi
Il ciuccio sfila per le vie di Terlizzi
Il ciuccio sfila per le vie di Terlizzi © n.c.

“Ci sarà qualcuno che potrà continuare a raccontare questa nostra storia, a metà tra realtà e fantasia? Occorre tempo e denaro: e qui cade il ciuccio!”. Così terminava il suo libro “U cioccie de San Giacchéine”  edito da Radio Florlevante nel 2010, il Prof. Nino Caldarola.
L’ultima edizione che si ricordi della Festa del Ciuccio di San Gioacchino fu proposta su interessamento del sig. Giuseppe Baldassare sul finire degli anni ’70 inizio anni ’80.

In molti ricordano ancora lontane edizioni in cui un ciuccio di cartapesta, veniva posto, imbottito di petardi, sulle spalle di un buontempone che correva urlando (per il dolore provocato dalle ustioni!!!) lungo le vie cittadine.

Oggi possiamo orgogliosamente dire che… il ciuccio si è rialzato! Grazie all’impegno di Gioacchino Cipriani, Priore emerito della Confraternita della presentazione di Maria al tempio e Sant’Ignazio, alla pervicacia della Sig.ra Rina Mangiatordi – Tempesta alla maestria del sig. Matteo Guastamacchia e della Sig.ra Nunzia Paparella e al fattivo contributo dei componenti il “Pio Sodalizio Santa Maria di Costantinopoli”.

Per onor del vero, il ripristino della popolare e tradizionale Festa del Ciuccio di San Gioacchino è avvenuto già lo scorso anno dopo quasi trent’anni di oblio, non senza difficoltà.

Una festa popolare che ha le sue origini nella notte dei tempi un po’ come ammette lo stesso Prof. Caldarola tra realtà e fantasia. Si narra infatti di come, circa trecento anni fa, i terlizzesi su premura della Confraternita di Sant’Ignazio e del Venerato Padre Francesco Paolo Confreda ( che del culto di San Gioacchino ne aveva fatto una delle sue principali finalità) e per il diffondersi del nome Gioacchino, abbiano voluto onorare il Santo, padre della Madonna, dinanzi ad un gruppo statuario.

Giunto a Terlizzi da Andria, su un calesse trainato da un asino, messi a disposizione  da un “proprietario”, il gruppo statuario, attraversò il paese dopo aver sostato presso lo stallone dello stesso proprietario, che contrariato da tanta solennità attribuita al Santo, indispettito che il suo primogenito avesse chiamato il figlio Gioacchino e non come lui, geloso in quanto componente della delegazione deputata alla Festa Maggiore, applicò, di nascosto, dei bengala e dei petardi sotto la bardella del povero animale in modo che una volta incendiati, avrebbero mandato in malora i festeggiamenti. Fortunatamente ciò non accadde per intercessione di San Gioacchino, come lo stesso Padre Confreda asserì.

Una festa che è il preludio a quella più solenne in onore di Maria S.S. di Sovereto, una festa a cui ridare importanza, che certamente contribuirà insieme ad altre manifestazioni culturali tradizionali, alla valorizzazione del nostro paese.

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