OCCORRE UNA NUOVA CULTURA SOCIALE, POLITICA E ISTITUZIONALE

Vito De leo LiveYou - Politica
Terlizzi - mercoledì 16 agosto 2017

Partendo dalla constatazione che in questa fase storica si stanno sommando e, in un certo senso, si stanno cortocircuitando diverse crisi: crisi della politica, del modello partito, della democrazia partecipativa, del Welfare state, del modello statuale, tutte crisi che si rincorrono e si alimentano a vicenda, mi sono posto la domanda: quali sono i rimedi, in questa situazione, affinché le istituzioni tornino ad essere la giusta risposta, il giusto vestito, per le esigenze sociali e, quindi, tornino ad essere al servizio del cittadino?

A questo punto, evidenzio alcuni elementi che mi sembrano fondamentali: innanzitutto una nuova cultura sociale fondata sui principi base del solidarismo e del bene comune e poi una nuova cultura politico-istituzionale.

Da buoni cittadini vorremmo non vedere i partiti politici là dove non devono esserci, ma vorremmo vederli tra la gente per acquisire quelle che sono le effettive esigenze e necessità al fine di dare risposte politiche e quindi in capacità delle istituzioni di rispondere.

Vorremmo anche un rinnovamento dei partiti politici nel senso di farli diventare nuovamente una fonte di cultura politica. Non è possibile che nel nostro Paese si perdano pagine e pagine di giornali e di libri per difendere a spada tratta posizioni politiche che in definitiva sono soltanto posizioni “di potere” e non sono invece costruzione di politica critica capace di generare veramente nella gente motivi di riflessione, di ripensamento.

Non è possibile fare le campagne elettorali recriminando fatti, piuttosto che facendo proposte. Bisogna fare programmi politici, bisogna fare cultura politica, altrimenti il Paese non cresce.

Soggiungerei ancora, tra le cose nuove che bisogna costruire, una nuova etica politica. Con essa si rivaluta la funzione degli organi costituzionali. Sanando i conflitti tra i poteri dello Stato si trovano i punti di convergenza e di assonanza con una pubblica amministrazione. Non c’è dubbio che su questo fronte molto resta da fare.

E, infine, aggiungerei una riforma degli strumenti del governo politico e quindi mi appellerei a delle riforme essenziali, istituzionali, come la riforma delle autonomie locali e del sistema parlamentare, con quella stessa volontà e responsabilità dimostrata dai nostri costituenti nel 1947 e 1948.

Con quella stessa responsabilità, non tirando l’acqua al proprio mulino, non vedendo le riforme elettorali in funzione dei propri partiti, non vedendo le riforme camerali in funzione della propria situazione, ma vedendo quello che è il vero bene del Paese. Solo così possiamo sperare che veramente le istituzioni si mettono al servizio dei cittadini.

Vito De Leo.

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